Posts Tagged ‘Berto degli Alberti’

gli occhi di Piero

Mag 9, 2017

foto

Marco di Longaro e berto di Longaro conservatori dettero adì 7 di set[t]e[m]bre 1555 p[er] averli fatto 4 lanternoni co[n] 4 aste per gire i[n]torno mo[n](tare?) ditto marco Quando era picolo Menava per mano Mastro Pietro di la francesca pittore eccellente che era accecato tanto lui mi disse“.

(Un appunto tratto da una cronichetta di Borgo San Sepolcro scritta da Berto degli Alberti, che conferma la tesi di Giorgio Vasari secondo cui Piero della Francesca in vecchiaia perse la vista, e per questo motivo non terminò alcuni dipinti come la Natività di Londra e la Pala Montefeltro di Brera. Fotocopia fatta alla Biblioteca degli Uffizi)

Annunci

simmetrie e corrispondenze

ottobre 28, 2016

alani

Piero della Francesca e Jorge Luis Borges hanno molto in comune, oltre al fatto che mi piacciono un sacco. Entrambi condussero una vita lunga e agiata, furono molto legati al loro paese e rimasero ciechi in tarda età. Ma anche la loro opera presenta delle affinità profonde, ad esempio un evidente esprit de geometrie che utilizza la simmetria come strumento di risoluzione di ogni contrasto. Penso alla fissità araldica degli angeli della Madonna del Parto, fatti con lo stesso cartone rovesciato, o ai levrieri bianchi e neri di Rimini, o ai ritratti appaiati dei duchi di Urbino; mentre in Borges la simmetria è un gioco di paralleli e false contrapposizioni, come la disputa fra I due teologi o i destini speculari del guerriero e della prigioniera. Ma è soprattutto per una curiosa corrispondenza trovata in una Cronichetta del 1556, che li sento così simili tra loro e a me vicini, tanto da farmi ricordare con nostalgia quando nell’ottobre ‘84 accompagnavo Borges per le strade di Roma. Quel libro è una raccolta d’interviste realizzate da Berto degli Alberti a dei cittadini di Sansepolcro, fra cui Marco di Longaro, un vecchio artigiano che realizzava lampade a olio. Questi, raccontando la propria vita di sacrifici, a un certo punto rievoca con orgoglio il fatto di aver “datto il braccio” da ragazzo al grande pittore cieco per le vie del borgo, e in quel momento sembra tradire un lieve rammarico, come se si fosse appena reso conto che il suo nome non sarebbe svanito nel nulla solo per quel piccolo gesto di cortesia, che probabilmente allora considerò insignificante.