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AAA case d’artista vendonsi

giugno 16, 2016

 dalida                       

A volte la cultura paga. Magari non subito, ma se si ha pazienza i soldi tornano tutti e con gli interessi. Basta vedere come campano di rendita l’Harry’s bar di Venezia, il Gambrinus di Napoli, le Giubbe rosse di Firenze, il Jamaica di Milano o il Café de Flore di Parigi.20170604_092816Ci sono addirittura città che s’identificano con un artista e prosperano grazie a quel tipo di turismo, vedi Joyce e Dublino (e oggi è il Bloomsday), Pessoa e Lisbona, Kafka e Praga, Gaudì e Barcellona. Parigi invece è un pantheon affollato, difatti è praticamente impossibile girare per Saint-Germain o Montmartre senza imbattersi in qualche placca commemorativa. A volte la memoria storica è talmente ricca da sovrapporsi. Penso a chi visita la casa di rue d’Orchampt, dove la cantante Dalida si tolse la vita nell’87, senza sapere che fra quelle stesse mura circa mezzo secolo prima un oscuro medico scriveva uno dei capolavori del Novecento, il Viaggio al termine della notte. Ma l’assenza della lapide di Céline non è dovuta tanto alla sovrapposizione, quanto piuttosto all’imbarazzo per il suo antisemitismo che gli è costato la damnatio memoriae. Non a caso, quando i condomini di rue Girardon apposero la lapide che segnalava la sua presenza lì, il comune provvide subito a farla rimuovere. È che quelle case sono molto ricercate, tant’è che l’appartamento di Dalida è stato venduto a un prezzo esorbitante, molto superiore al suo valore di mercato. Forse converrebbe lanciare un crowdfunding per aprire un’agenzia immobiliare specializzata in residenze d’artista, soprattutto le tante non ancora note, sposando così business e cultura. Una specie di Lord Palumbo più interessato al contenuto che al contenitore, e che invece di collezionare case illustri le compra e vende.

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