Posts Tagged ‘e.e.cummings’

il calco di un’assenza

giugno 10, 2017

shadow

A me piacciono le delocazioni di Claudio Parmiggiani, che ricordano gli aloni lasciati dai quadri tolti dalle pareti dopo un trasloco; Lost in la Mancha, il backstage di un film inesistente (ma pare che Terry Gilliam lo stia finendo dopo diciassette anni); la Prefazione alle mie opere future del medico-scrittore Giovanni Rajberti, fors’anche perché a Monza io abitavo nella via a lui intitolata; e l’Azione Parallela de L’Uomo senza qualità di Musil; le Confessioni di un ottuagenario che non diventerà mai, dato che Ippolito Nievo morirà molto prima; e il libro di George Steiner intitolato I libri che non ho scritto; poi il verso di e.e. cummingsMy life resembles something that has not occurred“, e gli artisti come Leonardo da Vinci, quelli più interessati ai progetti che alla loro realizzazione.

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Appuntamenti mancati

maggio 12, 2017

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My life resembles something that has not occurred

(e.e.cummings)

vite mancate

marzo 29, 2017

shadow

Mentre su Nazione Indiana pubblicano Tre poesie sul non esserci, io cerco di non farmi irretire, come il povero Cartesio, dallo sguardo meduseo del verbo essere (perché le parole ci guardano), e scelgo i versi “My life resembles something that has not occurred “di e.e. cummings, come esergo per il mio prossimo libro sui progetti chimerici.

who doesn’t?

giugno 8, 2016

pageant

New York e Parigi piacciono a tutti, sono due città meravigliose, ma se dovessi sceglierne una sola, la mia preferita, sceglierei Parigi. Pur amando tanto NY ed avendoci vissuto e lavorato per un anno, preferisco Parigi perché per me l’Eden è un posto con molte librerie e pasticcerie, e la ville lumiere in questo senso non ha rivali. Però bisogna dire che le poche librerie di New York sono fantastiche, come Strand e Pageant, per esempio. La prima non si muove da Broadway e Undicesima, è una specie di istituzione, una tappa obbligata di ogni soggiorno nella grande mela, come Ellis Island o la passeggiata a Central Park; Pageant invece si è trasferita e ridotta, perdendo molto del suo fascino. Prima appena entravo mi rievocava subito la scena del film Anna e le sue sorelle, quando Michael Caine gira fra gli scaffali con Barbara Hershey, di cui è cotto marcio, e a un certo punto le consiglia la celebre poesia di e.e.cummings, quella che dice che neanche la pioggia ha così piccole mani, un verso che illustra alla perfezione il motivo per cui il genio è nemico del buon senso. In quel dialogo imbarazzato c’è un’altra battuta che mi è rimasta impressa. E’ quando lei gli suggerisce di andare a vedere una mostra su Caravaggio al Met, e subito dopo gli chiede se ama Caravaggio. La risposta di Michael Caine è sbrigativa perché non riesce a concentrarsi sugli argomenti della conversazione tanto è preso da lei, eppure dice lo stesso qualcosa di profondo e fondamentale. “Yes. Who doesn’t?” Già, a chi non piace Caravaggio? E io da allora mi chiedo sempre se non ci sia qualcosa di male, o di sbagliato, quando un artista, o una città o qualsiasi altra cosa, non può non piacere.

felicità

maggio 25, 2016

terzetto

Questa foto me l’ha scattata il mio figlioccio una domenica dello scorso febbraio. Fuori pioveva e tirava vento e così siamo rimasti a casa. Sebbene sembri un punkabbestia, amo questa foto perché ritrae un mio momento di felicità. Felicità è una parola impudica, e forse dovrei dire “un mio momento di piacere”, perché sto facendo ciò che mi piace fare, cioè leggere in compagnia delle mie bestiole, ma siccome stamattina alla radio ho sentito i risultati di uno studio della Cornell University sulle cause presunte della felicità, ho pensato che questa immagine si adattasse bene alle mie obiezioni. In quella ricerca americana si sosteneva infatti che la felicità è una questione di esperienze. Se nella vita fai molte esperienze diverse, e ti succedono tante cose, allora più facilmente sarai felice. In una logica pragmatica come quella anglosassone, la parola happyness e il verbo to happen non si somigliano per caso. Per me invece, novello Oblomov, le esperienze sono state soprattutto quelle filtrate dalla pagina scritta (o dallo schermo di un cinema), quelle nate insomma dall’immedesimazione con un personaggio di finzione. Per il resto, come diceva e.e.cummings, my life resembles something that has not occurred.