Posts Tagged ‘Eduardo Jonquières’

c/o

ottobre 31, 2012

c/o è un’abbreviazione che origina dalla locuzione inglese care of, che significa “alle cure di”, inteso come “domiciliato presso”, e ha lo scopo di permettere il recapito della posta a persone alloggiate presso altri perché prive di indirizzo proprio. Con la mia fissazione per gli indirizzi degli autori prediletti (per esempio qui), ho scoperto che questo stigma sociale spesso qualifica gli scrittori nel loro momento aurorale, semiclandestino, che può non situarsi nel pieno della giovinezza, e sono convinto che non siano solo motivi economici a imporlo. C’è qualcosa di più, come se un indirizzo proprio non potesse che scaturire dalla nuova identità letteraria, attendesse la sua ufficializzazione (che come tale in genere implica pure un aumento di reddito), o come se un autore in erba necessitasse di qualcuno che si prenda cura di lui per esprimere al meglio le sue potenzialità.

Due autori che amo (entrambi traduttori di Poe). Giorgio Manganelli appena arrivato a Roma andò ad abitare in una camera ammobiliata della famiglia Magnoni in via Gran Sasso 38, e ci restò dal giugno 1953 (ossia da quando aveva 31 anni) fino al 1965, traslocando quattro volte sempre con la stessa famiglia. Julio Cortázar, come si evince dal fitto carteggio con l’amico fraterno Eduardo Jonquières, contrappunta i suoi numerosi indirizzi europei con quella sigla (rue Mazarin 54 chez Champion a Parigi; via della Spada 5 presso Pruneti a Firenze; via di Propaganda Fide 22 presso Sanvitale a Roma), più o meno negli stessi anni (dal 1953 in poi) ma a un’età più avanzata di Manganelli (l’argentino era del ’14). Insomma, pur facendo le debite proporzioni mi sono consolato, che ne ho quasi 50 e sto già al terzo c/o romano (quello nella foto di Google street fu il primo: circonvallazione Trionfale 25, presso Caporali).

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la pizza romana

settembre 14, 2012

Aurora y yo estamos cultivando la pizza romana. Aparte de deliciosa, aparte de ser la locura más inconmensurable del sistema solar, es barata y nos deja repletos y felices como gatos.” (J.Cortazár, Cartas a los Jonquières, Alfaguara, pag. 189, 27 ottobre 1953)

l’ultimo libro di Benjamin

maggio 14, 2012

I libri, sempre i libri. Al Salone di Torino ne ho preso solo uno, la biografia di Milena Jesenska scritta da Margarete Buber-Neumann (Adelphi). Avevo pochi soldi e poi a casa me ne aspettano tanti bellissimi solo sfogliati, così ieri sera ne ho ripreso in mano uno comprato a Parigi a fine gennaio, in occasione della mostra sull’archivio di Walter Benjamin allestita al Musée d’art et d’histoire du Judaisme. Era il carteggio di Benjamin con Gretel Karplus Adorno (Correspondance 1930-1940, Le Promeneur). Ho guardato subito la fine, l’ultima lettera. La scrive lui il 19 luglio 1940, circa un mese prima del suicidio. Sta fuggendo a sud in seguito all’invasione nazista della Francia. Si trova a Lourdes, 8 rue Notre-Dame, e si firma con lo pseudonimo “Detlef”. Lei invece sta in America, al sicuro, dove Benjamin avrebbe dovuto raggiungerla grazie a un salvacondotto procuratogli dal marito Theodor, suo caro amico. L’indirizzo di lei è 290 Riverside Drive, New York. Mi piacerebbe visitare quelle case, cercare traccia del loro passaggio, anche se sono trascorsi tanti anni. Mi fisso sempre su ‘ste cose. Nelle lettere di un altro espatriato, quelle che Julio Cortázar spedì all’amico pittore Eduardo Jonquierès (Cartas a los Jonquières, Alfaguara), trovo l’autobiografia che non scrisse (nella foto il più alto con gli occhiali è Cortàzar e quello accovacciato è  Jonquieres). Seguo il suo inquieto vagabondare per mezza Europa, sottolineo gli indirizzi e il periodo del breve soggiorno, progetto di andarci appena possibile. L’albergo Toscana a Siena, dove il 13 febbraio 1950 Cortazár alloggia in una camera al quinto piano. In rue d’Alésia 91 a Parigi, il 30 luglio ’52. In via Propaganda Fide 22 (int. 3 presso Sanvitale) a Roma, il 2 ottobre 1953. Via della Spada 5 a Firenze (presso Pruneti), il 3 aprile 1954. Rue Le Regrattier 28 presso Andrée Delesalle a Parigi  il 3 maggio ’54. La camera 18 al quinto piano della pensione dei Dogi in piazza San Marco a Venezia il 24 maggio ’54. Rue Mazarin 54 a Parigi (chez Champion), l’8 luglio dello stesso anno. Rue Broca 91 a Parigi, dove prende casa nell’aprile del 1955. Rue Pierre Leroux 24 bis a Parigi nel febbraio ’56. Alla Pensione Suzanne, 4 Walfischgasse, Vienna, nel ’63. E il 5 novembre ’73 nell’appartamento n°32 del Residence Saint James in rue Versonnex 3, a Ginevra. Di Benjamin visitai molti indirizzi parigini. Nell’ultimo, rue Dombasle 10 (un monolocale con terrazza al settimo piano), dove abitò dal 1938 al ’40, mi colpì l’accostamento di quella memoria storica con la presenza di un toelettatore per cani. Benjamin abbandonò quest’abitazione per dirigersi verso il confine spagnolo, la route Lister, l’ultimo dei suoi Passages, e Lourdes fu una delle prime tappe. Con sé portò poche cose. Doveva viaggiare leggero, prevedeva l’attraversamento dei Pirenei a piedi. Ma Lourdes non fece il miracolo, Benjamin non si salvò. Nella chiusa dell’ultima lettera scrisse a Gretel: “J’ai emporté un seul livre: les Mémoires du cardinal de Retz. Ainsi, seul dans ma chambre, je fais appel au «Grand Siecle»”. Solo nella sua stanza, in compagnia di un buon libro, esiliandosi nel passato: la sintesi di una vita. I libri come rifugi, talismani, testamenti, il pedantismo come forma suprema di pudore. M’informo in rete, voglio sapere che c’entrano quei due. Jean-François Paul de Gondi cardinale di Retz, di origini fiorentine, nacque a Montmiurail-en-Brie nel 1613. Destinato sin dall’infanzia alla carriera ecclesiastica, ebbe come precettore San Vincenzo de Paoli. Parlava fluentemente sette lingue e fu nominato cardinale nel concistoro del 1652, quando entrò in contrasto con Giulio Mazzarino, che temeva lo volesse sostituire nel ruolo di Primo Ministro. Fu imprigionato a Vicennes per due anni, e lì cominciò a scrivere le sue memorie. Morì a Parigi nell’Hôtel de Lesdiguières nel 1679 e venne inumato nella Basilica di Saint-Denis. Sulla sua lapide, per volere di Luigi XIV, non venne scritto alcun nome. Ah, ecco.