Posts Tagged ‘Einaudi’

come un abbraccio

ottobre 22, 2018

enricotesta

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It’s still the same old story

maggio 27, 2018

Ritratto-di-un-amico-Natalia-Ginzburg

“Un giorno del 1946 nella redazione dell’Einaudi si fa un gioco. Mentre tutti stanno lavorando insieme in uno stanzone, qualcuno starnutisce. Bisogna esprimere sinceramente ad alta voce il desiderio cui si tiene di più, perché solo così il desiderio si avvererà come vuole la leggenda. Natalia Ginzburg dice: ‘calze di nylon’. Pavese: ‘la gloria’”

Las cosas que no hay que ver

maggio 1, 2018

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Alla fine del 1949 per Cortazar comincia a concretizzarsi la possibilità del tanto sospirato viaggio in Europa. L’ha programmato da tempo e non sarà una semplice vacanza, ma il giro di ricognizione per decidere se il suo sogno di stabilirsi definitivamente nel vecchio continente è fattibile o meno. Ha bisogno di consigli pratici, in particolare dagli amici che ci vivono, come Fredi Guthmann, che sta a Parigi. Allora gli scrive chiedendogli espressamente “las cosas que no hay que ver” della ville lumiere.

La mia passione per il cronopio maximo si deve anche a queste piccole cose, non solo alla sua maestria letteraria. Anni fa, prima di leggere quella lettera avevo progettato di scrivere una guida turistica in negativo, una specie di baedeker incentrato sui luoghi di Roma da evitare. Non un must see insomma, piuttosto un must avoid. Il titolo provvisorio era un po’ forte ma di grande effetto, Posti demmerda, poi gli amici mi convinsero a desistere per l’alto rischio di denunce, sebbene la pratica di parlar male di un locale sia oggi ampiamente accettata ed esercitata, come dimostrano le tante stroncature spietate che si possono leggere su Tripadvisor.

Come Cioran, io credo nel valore didattico degli esempi negativi (e ci crede pure Claudio Giunta, autore del manuale Come non scrivere, edito da Utet), e penso che i disgusti siano meno datati dei gusti, che ciò che non ci piace ci appartenga e ci aderisca molto più fedelmente di ciò che ci piace, oltre a resistere più a lungo ai nostri cambiamenti d’umore e di opinione. Il no è diretto, immediato, non accondiscende, non indora la pillola, non vuol far bella figura, è l’opposizione ostinata di Bartleby (vedi anche l’elogio del no contro il sì nella lettera che Melville scrisse al suo vicino Hawthorne), il rifiuto del bimbo di condividere i suoi giocattoli con gli amichetti, nasce dal sangue e dalle viscere, prorompe senza filtri né calcoli fregandosene delle convenienze e delle buone maniere, e infatti, come diceva Emily Dickinson, no è la parola più selvaggia del dizionario (questo me lo ha ricordato Nel cuore della notte, il nuovo, bellissimo romanzo di Marco Rossari). O no?

Autopromozione

febbraio 9, 2018

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Molestie

novembre 2, 2017

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“Era in taxi, quando un responsabile di una casa editrice, le ha chiesto insistentemente il numero di telefono perché avrebbe potuto aiutarla a pubblicare, grazie ai suoi agganci.”

(tratta da qui, virgole ad minchiam incluse)