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premi letterari e carceri

luglio 7, 2017

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A Lipari in vacanza sono andato per quindici estati consecutive, dal ’76 al 91, e dopo un po’ conoscevo parecchi dei suoi abitanti, come le sorelle proprietarie della discoteca più bella dell’isola, il Turmalin, situata sulla rocca a picco sul mare. Strinsi amicizia pure col buttafuori di quel locale, Franco o’ pazzo, un energumeno tutto tatuato quando i tatuaggi li portavano solo i carcerati. E infatti una notte dei primi anni Ottanta, al tavolino di un bar di Marina Corta, mi disse con fierezza di essere stato più volte in carcere, anzi in diversi penitenziari dellla penisola, e mi spiegò che c’erano grosse differenze fra una prigione e un’altra. Per esempio il fatto che in quelle del Nord Italia comandavano le guardie, mentre al Sud comandavano i detenuti. Ovviamente per detenuti intendeva i vertici, cioè i boss della malavita organizzata, che a suo dire erano serviti e riveriti dai secondini e potevano girare liberamente all’interno, disponendo di donne, cocaina, abiti firmati e cene ordinate nei migliori ristoranti. Tutto tranne uscire, insomma.

Anche i maggiori premi letterari italiani hanno un’impostazione simile, nel senso che al Nord, come il Campiello, comandano i giurati, e quindi il vincitore è imprevedibile, mentre più giù comandano gli editori (a partire dall’indicazione dei candidati al metodo di cooptazione dei giurati fino all’assegnazione del riconoscimento), come allo Strega, che forse a questo punto sarebbe il caso di chiamare Premio Mondadori, dato che tutto si decide a Segrate. In entrambi i casi, cioè sia che governino i giurati/guardie o i grandi editori/boss, il fine è quello di garantire l’ordine, e mi sembra che non ci si possa lamentare.

Va senza dire che questo è un parallelo, non un’equazione. Una cosa non è uguale all’altra, quindi gli editori non sono dei criminali o addirittura dei mafiosi, ci mancherebbe. Semplicemente a volte comandano dove non dovrebbero, e questo, se all’apparenza fa il loro interesse, in realtà alla lunga nuoce alla reputazione di tutto l’ambiente, quindi anche a loro.