Posts Tagged ‘George Steiner’

memoria e oblio

aprile 17, 2018

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Ho letto una dichiarazione di George Steiner che non condivido. In realtà non è solo sua, appartiene a tutti, la sentiamo ripetere ogni giorno, ovunque, e per questo penso che sia importante esprimere e spiegare il mio dissenso. Steiner dice: “Noi siamo ciò che ricordiamo”. Così, secco, sulla scia di una serie infinita e abusatissima, a partire dal “Noi siamo quello che mangiamo”. No, manco per niente, mi viene da contestargli. Noi non siamo i nostri ricordi. Se proprio la vuol mettere su quel piano, l’ego è un mix di memoria e oblio, un arazzo la cui trama è composta dai ricordi ma con l’ordito fatto di oblio. Perché le due cose sono intrecciate insieme, non si contrappongono o escludono a vicenda, ma ciascuna detiene il senso dell’altra. I ricordi da soli sono un catalogo di ombre e fantasmi, non a caso da Omero a Dante a Freud l’esperienza del ricordo è sempre stata rappresentata come un viaggio nel regno dei morti. Memoria è, letteralmente, “morìa di me”, un piccolo obituario personale, una teoria di mancanze, però l’oblio non va inteso solo come memoria perduta, ma anche come memoria riscattata, fatta propria, metabolizzata, qualcosa di costitutivo che ci definisce e insieme testimonia l’insostituibile presenza di chi ci ha lasciato. Ma la parola che potrebbe alludere a quelle sparizioni resta comunque al di qua del dicibile, è il simulacro di un annuncio e di un’attesa perché sempre promessa e sempre differita.

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il calco di un’assenza

giugno 10, 2017

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A me piacciono le delocazioni di Claudio Parmiggiani, che ricordano gli aloni lasciati dai quadri tolti dalle pareti dopo un trasloco; Lost in la Mancha, il backstage di un film inesistente (ma pare che Terry Gilliam lo stia finendo dopo diciassette anni); la Prefazione alle mie opere future del medico-scrittore Giovanni Rajberti, fors’anche perché a Monza io abitavo nella via a lui intitolata; e l’Azione Parallela de L’Uomo senza qualità di Musil; le Confessioni di un ottuagenario che non diventerà mai, dato che Ippolito Nievo morirà molto prima; e il libro di George Steiner intitolato I libri che non ho scritto; poi il verso di e.e. cummingsMy life resembles something that has not occurred“, e gli artisti come Leonardo da Vinci, quelli più interessati ai progetti che alla loro realizzazione.

Grammatiche della ricreazione

maggio 14, 2016

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Queste righe le scrisse Giorgio Manganelli dopo aver finito la prima stesura di Hilarotragoedia, quando viveva in via Gran Sasso 38 a Roma presso la famiglia Magnoni. Se potessi andare indietro nel tempo mi piacerebbe fare un salto in quel momento preciso, vedere l’atto di nascita di un grande scrittore. Non sarebbe la mia prima scelta in assoluto, ma sarei curioso di assistere a quell’istante fondativo, a quell’emozione così consapevole. Tuttavia, salvo rari casi come questo, io resto più attratto dalle pause e dagli inciampi di una biografia, che non dai suoi momenti capitali, dalle “scelte irrevocabili”. Insomma, lascio volentieri a Steiner il piacere di baloccarsi con le grammatiche della creazione, e mi accontento di porre mano a quelle, ben più sottili e impervie, della ricreazione.