Posts Tagged ‘Gian Antonio Stella’

Aretino redivivo

giugno 25, 2009

aretino

Un classico delle polemiche politiche è quello di accusare l’avversario appoggiandosi all’autorità di qualche esponente dello schieramento avverso. Questo espediente dovrebbe fugare ogni possibile sospetto di disonestà intellettuale. E’ il caso ricorrente delle violenze israeliane sui palestinesi, in cui la prima preoccupazione del giornalista filoarabo sembra essere quella di procurarsi qualche voce israeliana illustre che supporti la condanna. In questi giorni, la campagna mediatica sull’emergenza morale è alla disperata ricerca di defezioni eccellenti nello schieramento di centrodestra. Alla radio e sui giornali si interpretano i silenzi imbarazzati di Fini a proposito del comportamento del premier, ma più di tutto si desidera l’avallo di un’opposizione interna chiara e decisa, e questa pare provenire dalla voce isolata di Giuliano Ferrara, citato pure ieri da Gian Antonio Stella sul Corriere come esempio clamoroso di un berlusconiano fedelissimo che gli avrebbe ora girato le spalle di fronte alla situazione indifendibile.
Vorrei ricordare, a Stella e ai tanti altri che lo chiamano in causa, il piccolo dettaglio che Ferrara è un dipendente di Veronica Lario, proprietaria del giornale Il Foglio; per cui la sua posizione attuale mi risulta molto poco coraggiosa e anzi perfettamente in linea con quella del suo editore di riferimento. Ferrara è, in fondo, il degno erede di Pietro Aretino, cui somiglia non poco, e forse giova a questo punto evidenziare l’icastica e sprezzante descrizione fatta da Federico Zeri nel suo La percezione visiva dell’Italia e degli italiani, che secondo me calza a pennello anche al cicciopotamo. Analizzando i due ritratti tizianeschi (esposti alla collezione Frick di New York e a Palazzo Pitti a Firenze) alla luce dei suoi scritti e della sua biografia, lo storico dell’arte ne traccia un profilo impietoso:

“E’ l’arroganza svergognata del moralista nutrito di vizio, la tronfia gestualità di un potere costruito sul ricatto, il cinismo impunito di chi ha i mezzi per formare l’opinione pubblica […] rappresenta il filone dell’intellettualità nostrana che è poi confluito nel giornalismo (un genere del quale proprio l’Aretino è considerato inventore e padre) […] è l’immagine degli italiani in quei tratti di licenziosità, condotta ambigua e tradimento, secondo cui sono stati a lungo, e sono ancora oggi noti un po’ ovunque.”

Annunci