Posts Tagged ‘Ginevra Bocheta’

il mausoleo dell’amore inconsolabile

ottobre 26, 2016

belli

Ai più il suo nome non dice niente, eppure il viso di Ginevra Bocheta è famosissimo, lo si trova ovunque, nei maggiori musei europei ed in migliaia di cartoline artistiche, tanto da essere parte costitutiva del repertorio mnemonico visivo di tutti, cioè di quel magazzino di volti e pose cui facciamo sempre riferimento anche senza volerlo. Per dimostrarlo Federico Zeri fece l’expertise di un’apparizione mariana immortalata dalla foto di un pellegrino a Medjugorie, e ne concluse che quello schema compositivo citava la Madonna di Ambrogio Lorenzetti a Brera, sul cui viso però erano stati innestati i tratti somatici di Linda Darnell, un’attrice degli anni 50 dalla bellezza pudica che recitò la parte della Madonna nel film Bernadette. Con quell’expertise Zeri non intendeva denunciare la falsità dell’immagine mariana (o almeno non primariamente), quanto piuttosto ribadire “l’impossibilità per la nostra mente di produrre immagini prive di riferimenti storici”. E se invece i riferimenti fossero personali? Se il repertorio visivo attingesse soprattutto ai nostri affetti più cari, e la Vergine avesse il volto della donna amata? Ginevra Bocheta era la moglie di Giovanni Bellini, la sua unica modella. L’ovale purissimo e malinconico che si ripete in ogni Madonna del veneziano è sempre il suo (questa la tesi sostenuta da Curzia Ferrari). Presto dovette dipingerla a memoria, perché Ginevra morì giovane. Forse quei ritratti postumi lo aiutarono a elaborare il lutto, o forse sentiva solo il bisogno, col passare del tempo, di tener vivo il suo ricordo. In ogni caso, quella galleria sparsa per il mondo è il Taj Mahal italiano, il mausoleo dell’amore inconsolabile.

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l’artista bastardo

ottobre 6, 2016

bell

Da giovane non amavo molto Giovanni Bellini, mi sembrava un po’ piacione, un rielaboratore di motivi altrui, il Fausto Papetti del Rinascimento, con quelle Madonne belle e vuote come conchiglie. Preferivo suo cognato, il ruvido Mantegna dagli sfondi minerali e spigolosi, la sua sì che era arte non consolatoria. Poi, proprio studiando i rapporti familiari di Giovanni, capii d’aver preso una cantonata. Fu alla Fondazione Querini Stampalia, che ospita un capolavoro come La presentazione al tempio di Gesù, dov’è raffigurata tutta la famiglia Bellini, che lessi una suggestiva interpretazione freudiana delle sue Madonne ad opera di Julia Kristeva. In base a questa teoria, nelle Madonne lui non ritrasse sua moglie Ginevra, come credevo, bensì sua madre Anna. Questo spiegherebbe l’anaffettività di Maria e la tristezza del figlio: la ferita immedicabile della nascita illegittima di Giovanni. Secondo alcuni studiosi infatti, per quel motivo Anna Rinversi, quando rimase vedova del marito Jacopo Bellini e fece testamento nel 1471, lasciò tutto ai tre figli ma escluse Giovanni dall’asse ereditario. Quella dell’artista bastardo e non amato ovviamente è solo una congettura, ma se si osserva bene la drammatica partecipazione delle Pietà il distacco emotivo delle Madonne è innegabile. Di rado madre e figlio si scambiano uno sguardo, la loro intimità è solo fisica, legata a mere necessità pratiche. Lo stesso abbraccio di Maria non ha nulla di affettuoso o di sollecito, sembra più una stretta, una presa, mentre la sua espressione è astratta e lontana, come una maternità dovuta, presente ma inaccessibile.