Posts Tagged ‘Guido Reni’

Ercole de Maria, o del successo

aprile 10, 2017

ercol

Una volta Tiziano Scarpa mi ha deluso, scrivendo delle cose che non mi aspettavo da lui. Ho pensato: sarà lo Strega. Si è montato la testa e si sente diverso dagli altri. Ma lui non è così. Tutta la sua vita testimonia il contrario. È uno che non è mai andato all’incasso. Anzi, se scorge qualche causa persa se ne invaghisce subito come di una bella gnocca. Forse è l’unico Premio Strega che non scrive stabilmente su un grosso giornale, e regala le sue perle sul blog del Primo amore, come questa per il centenario di Mattina. E poi sperimenta sempre nuovi linguaggi: testi per fumetti, per fiabe, per piece teatrali, per canzoni, per cataloghi di artisti contemporanei, tutte attività che lo entusiasmano ma di scarsa remunerazione, tanto che ultimamente in alcuni suoi versi è parso quasi preoccupato per il suo futuro economico (“come affronterò la vecchiaia senza pensione?“, “tiz datti da fare“). Quindi sono io ad aver equivocato, sicuro. (more…)

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geometrie

novembre 11, 2016

fcin ippomene

il fascino delle diagonali intrecciate (l’immagine della festa del cinema di Roma, tratta da Singing in the rain, e Atalanta e Ippomene di Guido Reni)

qualche motivo per amare il Guercino

novembre 7, 2016

guerc

Il Guercino mi piace perché era un po’ sfigato, col suo strabismo che divenne il suo soprannome. Poi perché era un tenerone, e infatti a volte lo si vedeva piangere da solo in chiesa mentre guardava un dipinto – non suo – particolarmente toccante. Poi perché fu accusato di copiare (“pesca le mie idee“) da quello sborone di Guido Reni (a proposito di una Cleopatra che riprenderebbe una sibilla del Reni). E perché i suoi quadri sono diversi da tutti gli altri. I quadri normali vanno guardati, i suoi ti guardano. Magari ogni tanto azzardano degli accostamenti cromatici da daltonico, però cercano sempre il dialogo con lo spettatore, lo coinvolgono nel gioco (tipo la Susanna e i vecchioni del Prado), parlano a lui e di lui come solo i grandi di quel periodo facevano (cioè Velazquez). Poi perché solo lui poteva decorare una Camera dei sogni (nel Palazzo Ducale di Sassuolo, con Marte Venere e Cupido). Ah, e infine perché inventò i prezzi fissi, un tariffario valido per tutti, senza distinzione fra civili e religiosi, come si evince dal suo trentennale libro dei conti.