Posts Tagged ‘Harold Bloom’

la maleducazione della grandezza

novembre 18, 2016

uovo

Nel 2006 andai a vedere una mostra su Andrea Mantegna a Padova, per il cinquecentenario della sua morte, e sul catalogo trovai una frase di Lawrence Gowing, riportata da Sgarbi, che mi colpì molto. Diceva: “come tutti i grandi artisti, Mantegna ci dà delle buone ragioni per detestarlo”. Ricordo che mi informai in rete su Gowing, di cui non sapevo nulla, e scoprii che era a sua volta un pittore, oltre che un professore di arte, e che aveva pronunciato quella frase provocatoria nel 1992, in occasione di un’altra mostra su Mantegna organizzata dalla Royal Academy of Arts londinese. Su google trovai i suoi quadri, che ricordavano un po’ Lucian Freud, ritratti di uomini e donne molto spogli, tristi e boring. Pensai allora a l’angoscia dell’influenza di cui parlò Harold Bloom, il peso schiacciante della tradizione, cose così, poi mi venne in mente Reger, il protagonista di Antichi maestri di Thomas Bernhard, la sua insofferenza verso le vette artistiche e anche verso i grandi musei che le ospitano, “i lager dei capolavori”, come li chiamava Manganelli. Ma dopo molto rimuginare ora credo che ciò che indispone tanto della grandezza sia il suo carattere coercitivo, il fatto che ci intimi di ammirarla, che ci voglia trasformare in un punto esclamativo privo di spirito critico.

Qualcosa del genere diceva un personaggio di Ernesto Sabato, in un brano de Il tunnel:

«Fu a tavola che la donna magra mi chiese di nuovo quali fossero i miei pittori preferiti. Citai svogliatamente alcuni nomi: Van Gogh, el Greco. Mi guardò ironica […] Poi aggiunse: “A me non piacciono quelli troppo importanti. Ti dirò che quei tipi come Michelangelo o el Greco mi disturbano. È talmente aggressiva la grandezza, la drammaticità! Non credi che sia quasi maleducazione? Io credo che l’artista dovrebbe imporsi il dovere di non essere mai esibizionista. Mi indignano gli eccessi di drammaticità e di originalità. Penso che essere originali consista in un certo modo nell’evidenziare la mediocrità degli altri, cosa che mi sembra di dubbio gusto. Credo che se io dipingessi o scrivessi farei cose che non richiamerebbero in nessun modo l’attenzione».

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La vita, non il mondo

gennaio 24, 2010

Una volta un amico che lavora in borsa mi spiegò una cosa che non conoscevo e che per molti è un’ovvietà. E cioè che il prezzo delle azioni dei titoli quotati non riflette tanto il valore attuale di quelle società, quanto piuttosto le aspettative sul suo andamento futuro; per cui può succedere che anche subito dopo un accordo molto proficuo un titolo si svaluti, evidentemente già conteggiato in precedenza. Ora non ricordo bene chi coniò, in maniera un po’ dispregiativa, l’espressione “Wall street dell’anima” a proposito dei canonologi alla Bloom, credo Terry Eagleton, sta di fatto che più ci penso e meno mi sembra negativa. Anzi, per certi versi è estremamente azzeccata. Perché il canone è in fondo un investimento, una scommessa sul futuro, un principio dinamico di negoziazione continua, e i libri sono a loro volta dei titoli, che espongono in copertina e con i quali si identificano. In questo senso, se dovessi indicare una delle blue chips italiane per me più sicure, farei il nome di Tiziano Scarpa. (more…)