Posts Tagged ‘Jorge Luis Borges’

gli infiniti futuri

agosto 4, 2017

borgespoe

la curiosa tesi di Dunne, che attribuisce a ogni uomo, in ogni istante della sua vita, un numero infinito di futuri”.

(Jorge Luis Borges, recensione di An experiment with time, di John William Dunne, apparsa sulla rivista El Hogar nel 1937 e ora raccolta in Testi prigionieri, Adelphi)

Annunci

l’ennesimo falso Borges

luglio 11, 2017

fake

Eccolo, l’ultimo falso borgesiano. Versi (versi?), no, scusate, parole di una bruttezza raccapricciante, che suscitano i commenti estasiati delle tisaniere sui social (“Mi ero dimenticata la frittata sul fuoco per leggere tutta questa verità. Con il tempo impariamo che niente torna indietro“; oppure “Bella. Tremendamente bella. Senza speranza. Il tempo passa e va, ma c’è anche un tempo interno alle volte è medicina , alle volte è rinascita”). Non ci vuole molto: l’anafora, una firma falsa, il tono malinconico, e il gioco è fatto.

Qui la si può gustare integralmente, sebbene con piccole varianti nel titolo e nel testo.

omaggi

gennaio 9, 2017

eduardolabarca

 

 

Ginevra

dicembre 15, 2016

pattern natura

La sequenza iniziale di Film rosso di Krzysztof Kieslowski, una mano femminile che compone un numero su un apparecchio telefonico rosso, la camera che segue l’impulso elettrico che corre sul filo, uno dei tanti fili che corrono nel buio dei cavi internazionali, fili che si sfiorano, si accavallano e poi tornano a separarsi, e a un certo punto si inabissano nel mare perché la telefonata va da Ginevra a Londra e deve attraversare la Manica, e intanto all’altro apparecchio non risponde nessuno, il suono dà libero, attende e attende ma la sua attesa è vana, si perde nel vuoto. E poi i fili del telefono ritornano ancora nel film come metafora del destino, nella parte del giudice in pensione interpretato da Jean-Louis Trintignant, il misantropo che spia le telefonate dei vicini. Lo vidi molti anni fa quel film e poi mai più, magari i miei ricordi sono falsati, eppure la convinzione di trovarmi di fronte a un capolavoro l’ebbi subito, così come il desiderio di conoscere quei luoghi, in primis la casa del giudice. Avevo letto da qualche parte che veniva definito il film testamentario del regista polacco, nel senso che lui annunciò di non volerne fare altri e poco dopo morì, e questo aveva ulteriormente aumentato il mio amore per quell’opera. So che alcuni preferiscono Film Blu, ma io non cambio idea, mi piace di più anche il colore, quello della passione e del sangue, perché il tema era la fratellanza, in ossequio alla bandiera francese e al suo celebre motto, ma dentro c’è pure una riflessione profonda sul tema del destino, la provvidenza, la necessità di accordare il proprio tempo interiore a quello della Storia, e sull’oblio in cui tutto si spegne dopo il suo quarto d’ora di ribalta e sulla poesia e il dolore di ogni rapporto umano, con i suoi infingimenti, le nobili aspirazioni e le piccole infedeltà, i sensi di colpa con cui fare i conti e i taciturni e lenti affrontamenti che durano una vita, perché solo una cosa è negata perfino a Dio, cancellare il passato. (more…)

gossip letterario

novembre 20, 2016

go

Il gossip letterario è il genere che preferisco, vorrei leggerlo anche dal barbiere.

simmetrie e corrispondenze

ottobre 28, 2016

alani

Piero della Francesca e Jorge Luis Borges hanno molto in comune, oltre al fatto che mi piacciono un sacco. Entrambi condussero una vita lunga e agiata, furono molto legati al loro paese e rimasero ciechi in tarda età. Ma anche la loro opera presenta delle affinità profonde, ad esempio un evidente esprit de geometrie che utilizza la simmetria come strumento di risoluzione di ogni contrasto. Penso alla fissità araldica degli angeli della Madonna del Parto, fatti con lo stesso cartone rovesciato, o ai levrieri bianchi e neri di Rimini, o ai ritratti appaiati dei duchi di Urbino; mentre in Borges la simmetria è un gioco di paralleli e false contrapposizioni, come la disputa fra I due teologi o i destini speculari del guerriero e della prigioniera. Ma è soprattutto per una curiosa corrispondenza trovata in una Cronichetta del 1556, che li sento così simili tra loro e a me vicini, tanto da farmi ricordare con nostalgia quando nell’ottobre ‘84 accompagnavo Borges per le strade di Roma. Quel libro è una raccolta d’interviste realizzate da Berto degli Alberti a dei cittadini di Sansepolcro, fra cui Marco di Longaro, un vecchio artigiano che realizzava lampade a olio. Questi, raccontando la propria vita di sacrifici, a un certo punto rievoca con orgoglio il fatto di aver “datto il braccio” da ragazzo al grande pittore cieco per le vie del borgo, e in quel momento sembra tradire un lieve rammarico, come se si fosse appena reso conto che il suo nome non sarebbe svanito nel nulla solo per quel piccolo gesto di cortesia, che probabilmente allora considerò insignificante.

close to the bone

giugno 14, 2016

alten

Peter Altenberg, morto di stenti a Vienna nel primo dopoguerra, nei suoi ultimi giorni scriveva poesie d’amore talmente essenziali da essere composte solo dal nome cognome e indirizzo delle donne amate. Allo stesso modo, io vorrei scrivere delle biografie dei miei scrittori preferiti composte unicamente dagli indirizzi delle case che hanno abitato. Tutto il contrario di quanto auspicava Borges, il mio scrittore preferito per eccellenza, che in Altre Inquisizioni disse: “Settecento pagine in ottavo conta una certa vita di Poe; l’autore, affascinato dai cambi di domicilio, riesce appena a salvare una parentesi per il Maelstrom e per la cosmogonia di Eureka“.

La vita imita i b-movie

agosto 31, 2012

In gita a Venezia con la mia compagna per una breve sortita al festival del cinema. Arrivandoci dal ponte sulla laguna col treno che scivola sull’acqua, si prova la sensazione di entrare in un altro mondo, come in un cartone animato di Miyazaki.

Appena giunto ho fatto un salto alla Libreria Marco Polo per salutare Claudio, il libraio che presentò il mio romanzo in una bellissima serata del settembre scorso. Anche lì l’atmosfera è fiabesca, talmente piccolo e magico sembra essere il suo antro cartaceo.

Poi son passato da Riva degli Schiavoni a dare un’occhiata all’Hotel Londra Palace, dove nel marzo 1984 incontrai Borges. E’ molto cambiato, credo che la hall sia stata ristrutturata così a fondo da renderla quasi irriconoscibile. La stanza dove alloggiò l’argentino si è fusa con un’altra accanto ed è diventata la “suite Borges”, e ora i ricconi fanno la coda per averla. Me l’ha detto il general manager dell’albergo, una persona molto gentile che è il figlio del portiere dell’albergo da oltre 50 anni. Che bella storia, pensavo di quella staffetta fra generazioni.

Infine ho voluto rivedere la pala di Giovanni Bellini a San Zaccaria. La prima volta che la vidi c’era un signore dentro la chiesa seduto di fronte all’opera con un cane sdraiato sulle sue gambe, ed entrambi la guardavano rapiti. Da giovane lo snobbavo un po’ Bellini, lo consideravo il Fausto Papetti del Rinascimento, adesso mi piace moltissimo e credo che siano sue alcune fra le creazioni più alte dello spirito umano.

Usciti faceva un caldo soffocante ed eravamo stanchi per il tanto camminare. Un fiume babelico scorreva senza sosta fra le calli e i ponti. Nel campiello di San Zaccaria si ergeva una baracca in legno con dei ragazzi stranieri che vi giravano intorno. Non si capiva il senso e la ragione di quella presenza, però un cartello sembrava ricondurre il tutto alla Biennale di Architettura, parlava di Inner freedom, alludeva a un’iniziativa degli studenti di Riga. Lì vicino, in un angolo, ho scorto una provvidenziale panchetta fatta di assi grezze posta all’ombra e ci siamo accomodati, ma il relax non è durato a lungo. Poco dopo è arrivato un ragazzo lituano che ci ha informato con un pizzico d’imbarazzo che eravamo seduti su un’installazione artistica.

Simmetrie e coefficienti di correlazione

marzo 22, 2009

Platonici si nasce, e io, modestamente, lo nacqui. Lo capii anni fa, quando un amico, che conosceva la mia passione per Houellebecq e Cioran, mi consigliò di visitare un sito che elaborava dei coefficienti di correlazione fra autori diversi, ossia stabiliva matematicamente quanto due variabili statistiche x e y fossero collegate fra loro. Il risultato per il rumeno e il francese era di 0,98, che, su un massimo di 1,00, significava che a un estimatore dell’uno quasi non poteva non piacere l’altro. (more…)