Posts Tagged ‘Kleist’

consapevolezza vs grazia

agosto 27, 2017

teatr

La consapevolezza nuoce alla grazia. Nel teatro di marionette di Kleist è come se la coscienza fosse dislocata, delegata al marionettista, che infatti è goffissimo.

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La pace finale

maggio 9, 2009

sergio piccolo 005

“Perche’ nessuno canta l’aurora? Perche’ ci attrae tanto la fine delle cose?” Questo si chiedeva Borges nei suoi ultimi anni. Non so dare una risposta precisa. Forse è perché lo consideriamo il mistero più grande e insondabile, crediamo che la morte sia un suggello, il principio romantizzante della vita, ciò che le attribuisce un senso; e la morte volontaria allora potrebbe essere il tentativo di trovarlo e riconoscerlo mentre ancora si è coscienti.

Quando mio padre spirò non c’era nessuno con lui. Era in coma da un anno e mezzo ed io, mia madre e i miei fratelli ci alternavamo al suo capezzale, stavamo con lui dalla mattina alla sera per poi tornarcene ognuno a casa propria. Nell’ultimo “turno” era presente mia sorella. Alle 7, quando uscì dall’ospedale, mi riferì che i medici avevano detto che le condizioni di salute di mio padre erano migliorate. Aggiunse che quel giorno aveva un bel sorriso e lo sguardo luminoso, come di un uomo felice. Non diedi grande importanza alla cosa, i pazienti in coma vigile da molto tempo spesso assumono delle espressioni che non corrispondono esattamente al loro stato d’animo. Poi, alle 3 di notte, fummo tutti avvisati al telefono del suo decesso. Ci ritrovammo all’ospedale e lui aveva ancora quel sorriso beato. In seguito un amico dottore mi disse che capitava spesso, in gergo lo chiamano “miglioria pre-mortis”. Pare che succeda qualcosa di simile anche a chi sta per affogare. E’ definita “ilarità degli abissi”, uno stato di euforia che ti prende negli ultimi istanti di vita, come se ciò che ci uccide ci offrisse insieme un anestetico misericordioso. Pensavo a Kleist, alle sue ultime parole prima di ammazzarsi, quando scrisse “un vortice di beatitudine mai presentita mi ha afferrato”; oppure a Drieu La Rochelle, che parla de “l’ebbrezza dell’allontanamento”. Forse è quello il senso che cerchiamo, e che raggiungiamo solo nel momento fatale, subito prima del distacco. La pace finale, l’assoluzione per i nostri peccati, la liberazione da tutti i rimorsi, le viltà, i fallimenti, i sensi di colpa…