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Imbarazzi

dicembre 10, 2009

Tempo fa, leggendo Batticuore fuorilegge di Scarpa, sono arrivato al punto in cui racconta l’episodio della naja, che considera la cosa più imbarazzante della sua vita. Se non sbaglio nel finale invita i lettori a ricordare il proprio “episodio imbarazzante”, e così mi è venuto in mente il periodo in cui scrivevo per quotidiani e settimanali nazionali, come Il Domenicale e Liberazione. Ovviamente in 46 anni ho fatto ben di peggio, però siccome qui si parla di scrittura quello è sicuramente il mio “episodio imbarazzante”.

In Harry a pezzi di Woody Allen c’è una scena divertente in cui lui va all’inferno in ascensore. A ogni piano della discesa le porte si aprono e una voce spiega che tipo di peccatori ci sono, per cui dagli scippatori si passa ai rapinatori giù giù fino ai serial killer e ai pedofili. All’ultimo piano, dov’era destinato, scopre che il suo compagno di pena è l’inventore degli infissi in alluminio anodizzato. Ecco, per me scrivere su carta ha significato qualcosa di simile. Quando collaboravo col Domenicale mi imbarazzavano tante cose: la proprietà di Dell’Utri, i circoli della Brambilla, ma anche cose apparentemente più neutre, culturali, per esempio l’accostamento alle recensioni di Massimiliano Parente, o il fatto che lì Darwin fosse dileggiato quanto Fassino.

Prima di andarmene dal Domenicale, dove uscirono in tutto 10 miei pezzi, iniziai a scrivere per Liberazione, che sui maggiori lit-blog invece riscuote grande rispetto, e confesso che pure questa collaborazione mi provocò qualche imbarazzo, tant’è che alla fine smisi. Mi imbarazzava vedere Sansonetti a Porta a Porta sostenere che Berlusconi e De Benedetti in fondo pari son. Mi imbarazzava scrivere sulla terza pagina di un giornale che nella prima esultava per la vittoria di Luxuria a l’Isola dei famosi. Mi imbarazzava leggere la caporedattrice Angela Azzaro che difendeva Fabrizio Corona. Mi imbarazzava Ritanna Armeni schierarsi con Mara Carfagna contro Sabina Guzzanti. Mi imbarazzava che mi pagavano, quando mi pagavano, 9 mesi dopo la pubblicazione. Insomma, mi imbarazzavano tante cose, così non gli mandai più niente e credo che neanche se ne siano accorti.

Oggi, a furia di imbarazzarmi a scrivere a destra e a sinistra, ho finito per ritirarmi nell’aventino virtuale di questo blog dove non devo render conto a nessuno. E’ vero che il contesto condiziona il testo, e che certi luoghi ipotecati semanticamente rischiano di fagocitarti, però credo che sia sempre possibile sovvertirne il segno negativo. Per tornare a Scarpa, ricordo quando partecipò alla trasmissione di Marzullo dopo la vittoria allo Strega. Molti glielo rimproverarono, ma io esultai vedendo che, alla solita domanda su quale fosse la sua canzone preferita, rispose: “se sei scemo ti tirano le pietre”. Fu una scena surreale guardare la “bella, brava e pronta” Giovanna Bizzarri suonare quel pezzo fra la costernazione del conduttore. Ma certo, ci vuole uno bravo come Tiziano per riuscirci. E se perfino uno bravo e famoso come lui è costretto a giustificarsi per aver pubblicato su Libero un articolo bellissimo  perché a sinistra lo snobbano, allora forse sarebbe il caso di prestare più attenzione al cosa che al dove. Anche perché, di solito, le solenni promesse di non pubblicare mai per certe testate somigliano molto al voto di castità di un eunuco.