Posts Tagged ‘Matteo Renzi’

il motore immobile dell’invidia

ottobre 14, 2016

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La prima regola del book club è non parlare male di quelli più famosi di te. È una cosa che s’impara subito, appena entrati. Il contrappasso pavloviano sarà l’accusa d’invidia tirata in faccia come una sberla. Inoltre, ricorrendovi ormai tutti, sarebbe più elegante non unirsi al coro, ma come ogni riflesso pavloviano qui non è questione di scelta, si replica istintivamente e basta. Pensavo almeno che nei casi di palese estraneità le critiche fossero ammesse, ma mi sbagliavo. Tempo fa osai esprimere qualche riserva su un’antologia dei migliori narratori degli anni zero, cioè gli esordienti dal 2000 al 2010, e lo feci perché non rientravo in quella categoria neanche a forza, avendo pubblicato per la prima volta solo nel 2011, eppure mi beccai del rosicone lo stesso, forse perché inconsapevolmente lo consideravo un’ingiustizia. Capitava lo stesso anni fa con Saviano. Chiunque non amasse il suo libro o i suoi articoli in relatà era geloso del suo successo planetario, qualità per la quale si presume non esista individuo al mondo che non si svenerebbe. (Ma poi si invidia solo la fama? E se Saviano critica Renzi, non può essere che sia invidioso della sua chioma fluente? O della sua maggiore altezza?). Senza contare l’arroganza di schiacciare qualsiasi discussione sulla contrapposizione manichea fra invidiosi ed obiettivi, salvo poi indignarsi non appena “l’invidioso” insinui anch’egli la mancanza di buona fede dell’altro, accusandolo di piaggeria. Il risultato è che alla fine tutti elogiano o criticano non per un convincimento profondo, ma per un motivo personale (la frustrazione di non avere successo o la speranza di ottenere qualche beneficio). D’altronde, non si può veder riconosciuta la propria buona fede più di quanto si sia disposti a riconoscerla agli altri. Ci si raffigura un mondo paranoico abitato unicamente da vermi striscianti che secernono bile? Ebbene: lì si dovrà abitare. E poi l’invidia come motore immobile del mondo è un’ipotesi infalsificabile, e quindi, popperianamente, inservibile ai fini della costruzione di un qualsiasi discorso che aspiri ad avere un senso. In quanto infalsificabile, l’invidia riguarda tutti, nessuno escluso, e poiché nessuno può provare di non essere invidioso, tutti lo sono a prescindere. Baricco del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, per esempio, ma l’ho sentito dire pure di Enrico Mentana per lo stesso motivo, dato che anche lui si era dichiarato perplesso per la scelta dell’Accademia svedese. È un vizio biblico insomma, un peccato originale che risale alla notte dei tempi. Si prenda Giobbe. Ricco, felice, devoto, sano e prolifico, chi sta meglio di lui? E perché Dio lo colpisce così duramente, non è il suo servo prediletto? Forse ne è invidioso? Jung avanza questo sospetto in Risposta a Giobbe. E se non sfugge l’Onnipotente, figuriamoci un povero scrivente qualsiasi.

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La stanza dei joystick

giugno 1, 2015

renzi-playstationQuesta foto suggella un fallimento, il fallimento di quelli che oggi hanno circa 50 anni. Quando pubblicai il mio primo romanzo ne avevo 48 ed era il 2011. Il governo lo presiedeva Berlusconi, i potenti che conoscevo erano suoi coetanei. Fui invitato a una trasmissione televisiva sulla lingua italiana, e mi presentarono come “un giovane scrittore”. Era un finto complimento, un complimento consolatorio. Il giovane voleva tranquillizzare, come a dire: aspetta, non aver fretta, è ancora presto ma verrà il tuo momento. Non era vero. Dopo i settanta-ottantenni sono arrivati al potere i trenta-quarantenni, una generazione intera, la mia, è stata saltata. Ora comandano questi qui, che nella stanza dei bottoni hanno messo i joystick della playstation, una roba che associo al figlio dodicenne della mia compagna. Vederli con in mano quell’aggeggio e lo sguardo calamitato dallo schermo me li fa sentire estranei quanto una foto con Mario Monti e la Fornero che giocano a burraco.

Scritture da rottamare

dicembre 4, 2012

Menichini“Matteo Renzi si è messo in modalità off, e si può capire anche se più probabilmente, conoscendo il tipo, si tratta di uno di quegli stand-by che basta sfiorarli e tornano in accensione piena […]”

(da un articolo di Stefano Menichini oggi su Il Post)

Il vecchio che avanza

luglio 14, 2012

L’Italia è un paese fantastico, non finisce mai di stupirmi. Guardate questo libro dal titolo azzeccatissimo. E’ stato pubblicato l’anno scorso da Einaudi e raccoglie otto interviste ad altrettanti intellettuali italiani sul tema del futuro. Come sarà il mondo che verrà? Sconfiggeremo le malattie? Cambieranno i valori che ispirano la nostra vita? A questi e altri pressanti interrogativi rispondono Umberto Eco, che ha 80 anni, Veronesi 87, Sergio Romano 83, Angelo Scola 71, Giuliano Amato 74, Giuseppe de Rita 80. Uno di questi, il fisico Nicola Cabibbo, è morto prima che uscisse il libro. Non ha fatto in tempo a leggerlo. Hanno raccolto le sue risposte ed è morto nel 2010, a 75 anni. Ma a parte l’età, alcuni di loro non sembrano neppure molto interessati all’avvenire. Sergio Romano, per esempio, cura una rubrica di posta coi lettori sul Corriere in cui parla quasi esclusivamente di questioni risorgimentali: Mazzini, Garibaldi, la breccia di Porta Pia, quello è il suo mondo.

Alla fine ho calcolato l’età media degli intervistati: 81 anni. Poi ci si sorprende che il progetto di Matteo Renzi sul ricambio generazionale abbia molto seguito. In quale altro paese si fanno spiegare il futuro da chi non ne ha?