Posts Tagged ‘Mercé Rodoreda’

Ginevra

dicembre 15, 2016

pattern natura

La sequenza iniziale di Film rosso di Krzysztof Kieslowski, una mano femminile che compone un numero su un apparecchio telefonico rosso, la camera che segue l’impulso elettrico che corre sul filo, uno dei tanti fili che corrono nel buio dei cavi internazionali, fili che si sfiorano, si accavallano e poi tornano a separarsi, e a un certo punto si inabissano nel mare perché la telefonata va da Ginevra a Londra e deve attraversare la Manica, e intanto all’altro apparecchio non risponde nessuno, il suono dà libero, attende e attende ma la sua attesa è vana, si perde nel vuoto. E poi i fili del telefono ritornano ancora nel film come metafora del destino, nella parte del giudice in pensione interpretato da Jean-Louis Trintignant, il misantropo che spia le telefonate dei vicini. Lo vidi molti anni fa quel film e poi mai più, magari i miei ricordi sono falsati, eppure la convinzione di trovarmi di fronte a un capolavoro l’ebbi subito, così come il desiderio di conoscere quei luoghi, in primis la casa del giudice20170129_134038. Avevo letto da qualche parte che veniva definito il film testamentario del regista polacco, nel senso che lui annunciò di non volerne fare altri e poco dopo morì, e questo aveva ulteriormente aumentato il mio amore per quell’opera. So che alcuni preferiscono Film Blu, ma io non cambio idea, mi piace di più anche il colore, quello della passione e del sangue, perché il tema era la fratellanza, in ossequio alla bandiera francese e al suo celebre motto, ma dentro c’è pure una riflessione profonda sul tema del destino, la provvidenza, la necessità di accordare il proprio tempo interiore a quello della Storia, e sull’oblio in cui tutto si spegne dopo il suo quarto d’ora di ribalta e sulla poesia e il dolore di ogni rapporto umano, con i suoi infingimenti, le nobili aspirazioni e le piccole infedeltà, i sensi di colpa con cui fare i conti e i taciturni e lenti affrontamenti che durano una vita, perché solo una cosa è negata perfino a Dio, cancellare il passato. (more…)

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il suo libro

ottobre 15, 2016

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Se c’è un libro che le somigliava, questo è Piazza del Diamante di Mercè Rodoreda. Glielo consigliai io, perché incredibilmente non lo conosceva, proprio lei che aveva letto tutto e figuriamoci i suoi conterranei. Finì per amarlo tanto da battezzare la gatta col nome della piccola e indomita protagonista, la Culumeta, sebbene in realtà fosse lei sputata. Poi si respirava la stessa aria della sua gioventù, quella della Guerra Civile, della fame nera e dell’amore furtivo, quando viveva in una baracca sulla spiaggia e la notte rimbombavano gli spari delle fucilazioni nella caserma del Camp de la Bota. Lo diceva sempre: la sua fu un’infanzia felice. Non soffrì mai la fame, perché il padre era pescatore, e poi giocò e s’innamorò come ogni altra ragazza della sua età. Il libro è così, la storia di una donna fragile e indistruttibile che ha attraversato tempi terribili, raccontata con una scrittura insieme scarna ed evocativa, piena di ombre, di pudori e di remote felicità che irrompono all’improvviso fra le pagine come piazze assolate fra le sagome scure delle case del Barrio Gotico; e grida di gabbiani, e presagi di altre vite che non arrivano e neppure partono ma durano come una febbre di vele nel Port Vell, là dove il dito della statua di Cristoforo Colombo indica l’America; e rapinosa poi e gravida di vertigini, crudele e balsamica, col respiro del Mediterraneo che culla e stordisce, un respiro caldo come il fermento della frutta nei pomeriggi d’estate, quella che acquista le ali cadendo, nel breve volo tra il ramo e il suolo, e poi trasmigra come un’anima lasciando sul terreno solo una poltiglia silenziosa.

La piazza del diamante

febbraio 12, 2013

rodoreda03Questa è la catalana Mercè Rodoreda, l’autrice di uno dei romanzi più belli che abbia mai letto, La Piazza del Diamante (Beat), uno dei rari casi in cui la letteratura si dimostra all’altezza della realtà. Un libro meraviglioso, indimenticabile, scritto con uno stile diretto, paratattico, semplicissimo, pieno di ripetizioni, alla faccia di chi sostiene che solo la cattiva letteratura dice ansia per dire ansia. E’ una fiaba ambientata a Barcellona durante la guerra civile, la storia di Natalia detta Colombetta, una piccola donna povera di parole ma colma di grandi sentimenti che alla fine imparerà a volare. Fortunato chi non l’ha ancora letta.