Posts Tagged ‘Mia Cinotti’

castelli in Spagna

marzo 19, 2017

tempesta east coast

Non lo sapevo. L’ho scoperto a cinquant’anni, leggendo un libro su Baudelaire. “Castelli in Spagna” è un modo di dire comune in francese, e pure antico, infatti risale al Roman de la rose. Un po’ l’equivalente del nostro “castelli in aria”.

Chissà perché proprio in Spagna, come se non potessero esistere dei castelli lì. Ad ogni modo l’espressione “castelli in Spagna” per i francesi allude ai progetti chimerici, e quando lo lessi mi suonò una campanella, come se all’improvviso qualcosa andasse a posto da solo, s’incastrasse alla perfezione con un altro pezzo spaiato che avevo accantonato tempo addietro. (more…)

Mia

ottobre 11, 2016

miac

Amalia Mia Cinotti nacque a Milano il 28 agosto 1920 da Aurelia Cena e da Guido. L’arte fu tutta la sua vita: il padre era un pittore, il suo compagno Ugo Nebbia sarà un pittore, e lei diventerà una grande storica dell’arte. Chi vuole studiare Caravaggio oggi non può ignorare le sue monografie, e leggendole non potrà non gustare le sue folgoranti intuizioni critiche, come certe definizioni ossimoriche del Merisi a partire dal suo Bacchino malato, l’autoritratto di un “giovane nostalgico“.

Eppure a volte ho l’impressione che nonostante quegli studi importanti, tutto ciò che resta di lei sia solo un nome su delle copertine, la voce di una bibliografia. Per questo stamattina appena ha spiovuto mi sono incamminato verso il centro e sono entrato nel cortile di via Albricci 7, vicino al Duomo, a pochi metri dai resti dell’abside di San Giovanni, e ho chiesto il permesso di fotografare il palazzo – un palazzo moderno come tanti altri – a un portiere diffidente che non si spiegava tutta quella curiosità per un edificio così anonimo. Da una di queste finestre infatti, il 17 maggio 1992 Mia Cinotti si buttò giù e morì. Erano i giorni convulsi di Mani pulite, a Milano non si pensava ad altro, e per quello, o per imbarazzo, i giornali e le tv non ne parlarono. Ho voluto renderle omaggio perché a volte temo che fuori dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori “forse io solo so ancora che visse”.