Posts Tagged ‘Michelangelo Antonioni’

matrimoni falliti

dicembre 22, 2016

zabriskiepointvalley

Us and them dei Pink Floyd era stata scritta come colonna sonora del film Zabriskie Point di Antonioni, ma al regista non piacque perché la giudicò troppo triste.

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La simpatia

marzo 20, 2013

de_gregori_1Per una curiosa coincidenza, pochi giorni dopo aver scritto questo mi è capitato di uscire a cena con Francesco De Gregori. Avevo ricevuto l’invito da un amico comune che conduceva alla radio insieme a De Gregori un programma sul cinema, e così sono andato con la mia fidanzata al ristorante da Nello in via Montesanto 19 a Roma, nel quartiere Prati. Arrivati in anticipo abbiamo visto una tavolata da sedici posti tutti vuoti, e ci siamo accomodati nel fondo, pensando che gli saremmo stati lontani, dovendosi lui porre al centro. Subito dopo di noi è arrivato lui con la sua donna, ci ha salutato e si è seduto a fianco a me. Io ero rosso in volto e parlavo a monosillabi, lui invece era molto cordiale e in vena di battute. Poi sono arrivati gli altri e abbiamo cominciato a mangiare. Si discuteva di film e, diversamente da quanto potessi immaginare, De Gregori esibiva un gusto molto camp, in sintonia con gli altri del gruppo. Diceva di aver apprezzato il film con Checco Zalone, e io gli ho chiesto se avesse visto l’imitazione di Vendola fatta dal comico pugliese, al che lui ha detto di averla trovata irresistibile. Poi gli ho riferito un commento di Cortazar sui film di Antonioni che lo facevano dormire, letto nell’epistolario dell’argentino, e che ricalcava la celebre sentenza del personaggio interpretato da Gassman ne Il Sorpasso, quando diceva che Antonioni gli aveva fatto fare una bella pennichella; al che è intervenuto Marino Sinibaldi, che ha raccontato di aver letto con gusto I cosmonauti dell’autostrada. Insomma c’era un’atmosfera informale, e De Gregori sembrava a suo agio. Si prendeva in giro, raccontava che al cinema lui era uno spettatore maniacale, di quelli che sentono scartare una caramella a metri di distanza, e che da quel momento aguzza l’udito finché non ne sente scartare un’altra. Tra un piatto e l’altro usciva a fumare una sigaretta e molti di noi lo seguivano. Alcuni si complimentavano per le sue canzoni, e io pensavo a Guarda che non sono io, dove sembrava non gradire quel tipo di apprezzamenti. Così a un certo punto gli ho chiesto se conosceva il racconto “Io e Borges”, come pretesto per parlargli della sua canzone. Lui ha risposto seccato di no, come se gli avessi evidenziato una lacuna culturale. Ho spiegato che quel racconto parlava dello stesso tema di Guarda che non sono io, e lui ha risposto che era consapevole di non aver inventato niente. Il tono era infastidito, e si è quasi girato dandomi le spalle. Ho farfugliato qualcosa sul fatto che lui aveva sviluppato quel tema in modo molto originale, ma ormai De Gregori mi ascoltava appena, e da quel momento in pratica non ho più avuto modo di parlarci.

La simpatia non è mai stata il mio forte. Perlomeno non la simpatia immediata, quella che si ispira a chi hai appena conosciuto. Nonostante mi sforzi, o forse proprio perché mi sforzo, il risultato è sempre stato deludente. Posso essere simpatico a chi mi conosce bene, ma di primo acchito non lo sono quasi mai a nessuno. Rincasando in auto con la fidanzata ero un po’ triste, ci tenevo a fargli una buona impressione, De Gregori era un mio mito sin da ragazzo e molti suoi pezzi li considero dei capolavori. Riferendole l’episodio lei mi ha detto che avevo sbagliato approccio, che non avrei dovuto interpellarlo in un modo così aggressivo (“Conosci il racconto Io e Borges?“), e penso che abbia ragione. So che tutto questo mi penalizza. Oggi la simpatia è una qualità professionale, cioè aiuta molto anche sul lavoro, al di là delle competenze professionali. Ci sono folgoranti carriere costruite solo su quello. Penso a Benedetta Parodi, che sa cucinare a malapena; a Beppe Severgnini, che scrive al massimo delle cose di buon senso; o a Fiorello, che non sa fare nulla di speciale ma è di una simpatia travolgente. Perché le occasioni di lavoro nascono anche così, da una simpatia umana grazie alla quale ti viene concessa un’opportunità. Se è vero, ha commentato la mia donna, allora sei spacciato.