Posts Tagged ‘Modigliani’

Libri letti coi piedi

agosto 8, 2018

ruecambodge

Quando passeggio per Parigi mi accorgo che il mio inscape, la mia mappa mentale, somiglia un po’ a quella di Tokyo, in cui le vie non hanno nome, ma l’indirizzo viene costruito basandosi su alcuni punti di riferimento molto personali, nel mio caso artistici e letterari. In un certo senso, la fabbricazione dell’indirizzo diventa più importante dell’indirizzo stesso, è a tutti gli effetti l’indirizzo e insieme un mio indirizzo, che ho fatto io ma che resta valido per tutti. Allora i tempi e le generazioni si sovrappongono e rue de Saints-Peres diventa la strada dell’ospedale dove morì Modigliani e dell’editore di manualistica da cui la madre di Rimbaud comprava i libri che spediva a suo figlio in Africa, sebbene entrambi quei punti di riferimento oggi non esistano più. In rue Lepic invece incontro Vincent Van Gogh appena uscito dalla casa del fratello, che si offre di ritrarre per pochi franchi la fidanzata americana di Céline, mentre qualche metro più avanti Dalida scrive la sua lettera di addio senza ripensamenti. E a Milano, in un piccolo giardino nascosto di largo Rio de Janeiro, Lucio Battisti e Gadda  provano una canzone d’amore. In sintesi, io vivo la città, che sia Parigi, Roma o Milano, come un reticolo di storie e citazioni, un libro da leggere con i piedi, fatto di architettura e memoria che nel loro intrecciarsi e svolgersi vogliono assicurare la circolazione e l’osmosi di questi significanti.

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gli occhi muti

marzo 25, 2017

modi

Hanno appena inaugurato una grande mostra su Modigliani a Genova, e ci voglio andare assolutamente, anche per rifarmi la bocca dopo aver visto un pessimo film sull’artista livornese cui aveva prestato la faccia, perdendocela, Andy Garcia. Io sono un grande fan di Modigliani, soprattutto dei suoi ritratti, con quegli occhi cavi e la loro calma impenetrabilità destinata a frustrare il desiderio di poterli facilmente decifrare, di capire che si cela sotto. In genere questo silenzio del senso è una cosa che apprezzo anche nei film, penso ai finali reticenti con le inquadrature mute, come quelli de Le invasioni barbariche Lost in translation, che terminano entrambi con un bacio e una separazione dolorosa, il primo preceduto dalle copertine dei libri cari del defunto, fra cui il Cioran di Storia e utopia, e il secondo addirittura con delle parole sussurrate all’orecchio di lei che a noi sono vietate.