Posts Tagged ‘Paolo Sortino’

polemiche

settembre 29, 2012

Una postilla polemica a margine di un libro sulle polemiche. Gilda Policastro, in questo saggio pubblicato di recente da Carocci, mi cita in una nota. Il brano in questione (a pag.52), che rinvia alla nota n°88, lamenta gli “eccessi di autoconsacrazione narcisistica nel panorama ultracontemporaneo” da parte di alcuni autori, di contro alla “prassi decisamente autoironica” degli scrittori delle generazioni precedenti (come L’Anonimo lombardo di Arbasinonelle cui pagine introduttive “erano radunati i migliori giudizi critici sull’opera”). Per comprovare questo scadimento epocale, nella nota si fanno due esempi. Il primo è Paolo Sortino, reo di aver inserito nel sito dove si pubblicizza il suo libro (Elizabeth) gli sms elogiativi ricevuti da giornalisti e scrittori suoi amici, oltre alle recensioni ufficiali. Il secondo è il mio romanzo, sul quale è stata apposta “una fascetta recante un giudizio entusiastico da parte dello scrittore Tommaso Pincio, giudizio che si dovrà, evidentemente, attribuire a una comunicazione privata”. Il nesso  fra i due casi l’autrice lo individua nella tendenza degli editori ad “affidarsi, per la promozione del libro, a scrittori, piuttosto che a critici, ritenuti, i secondi, sempre più marginali, quando non dannosi.”

Bon, partendo dalla fine. Non so gli altri, ma non mi risulta che Ponte alle Grazie abbia delle idiosincrasie verso i critici (e forse invece dovrebbe). La prova è che l’ultimo libro di Laura Pugno (La caccia), appena uscito, ospita in bella evidenza sulla quarta di copertina giudizi di “critici puri” come Andrea Cortellessa e Angelo Guglielmi. Riguardo a Pincio, non so bene cosa sia, se solo narratore o anche critico. So che recensisce  spesso libri su Rolling Stone, ma ho visto parecchi suoi interventi pure su La Lettura del Corriere, su Alias del Manifesto e su altri giornali. E Hotel a zero stelle, la sua penultima prova narrativa edita da Laterza, presenta dei corposi inserti di critica letteraria. Indubbiamente passerà alla storia della letteratura più come narratore che altro, ma di certo non è stato solo quello, e la critica la sa esercitare molto bene. Quel “giudizio entusiastico” lo comunicò per mail a me e al mio editor, ben sapendo che sarebbe stato stampato sulla fascetta (trasformandosi così da privato in pubblico), tant’è che ne discusse una versione ridotta, più adatta allo spazio dove sarebbe stata ospitata. La stessa Policastro non è un critico puro, nel senso che ha pubblicato anche poesie e che col Farmaco ora è pure narratrice. Ed io, che ho scritto un centinaio di recensioni in dieci anni prima del romanzo, cosa sono, un critico o un narratore (e Trevi, e Piperno…)?

Quanto al giudizio di Pincio, fu una decisione del marketing di Ponte alle Grazie, quella di accompagnare il mio esordio con un consiglio autorevole. Non volevano per forza uno scrittore invece di un critico, volevano uno noto, tant’è che mi hanno anticipato che col mio prossimo libro utilizzeranno per la quarta di copertina un giudizio di Guglielmi apparso su l’Unità.

Oltre a quello di Pincio, esisteva anche un altro complimento pubblico e autorevole che sarebbe piaciuto al mio editore segnalare in fascetta. Si trattava di una frase di Tiziano Scarpa (altra figura ibrida di poeta-drammaturgo-narratore-critico, si pensi a un libro come Cos’è questo fracasso?, oppure alla sua rubrica fissa su Saturno, il defunto inserto letterario del Fatto Quotidiano), pronunciata in un’intervista rilasciata a l’Unità pochi mesi dopo aver vinto lo Strega. C’era un però, ossia che Scarpa compariva come personaggio nel mio libro, e questo rendeva inopportuna la citazione.

Così, giusto per chiarezza.

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Il prossimo

aprile 20, 2012

Ho firmato il contratto con Ponte alle Grazie per il secondo libro, che devo ancora scrivere. E’ un momento magico, quello di quando pensi a cosa scrivere, i libri potenziali sono infiniti e tutti bellissimi. Ho alcune idee, ma le cambio spesso. Partendo dalle poche certezze: vorrei fare qualcosa di completamente diverso dal primo romanzo. Niente di autobiografico, quindi. Una storia concentrata in poco tempo, magari un giorno solo, senza libri. Poi il protagonista non sarà un ricco dandy alla Piperno, e neppure un borgataro alla Siti; e la narrazione non si ispirerà a qualche fatto di cronaca eccezionale, come Il demone a Beslan di Tarabbia o Elisabeth di Sortino. Ceto medio, storie comuni, una roba così.

Il miglior complimento

settembre 8, 2011

Sono apparse diverse recensioni da quando è uscito il libro. Sebbene nessuna lo abbia stroncato, solo poche non mi hanno deluso, fra cui quella di Marco Rossari, che credo abbia reso giustizia al mio lavoro. Ma è mai possibile saziare la fame di riconoscimento di un esordiente? Forse neppure quelli che hanno fatto subito il “botto”, coniugando il consenso della critica alle buone vendite (tipo Paolo Sortino o Maria Pia Veladiano), sono mai paghi.

Mentre lo scrivevo senza uno straccio di contratto avrei brindato a champagne se mi avessero pronosticato quanto poi è successo: la pubblicazione con un buon editore, la distribuzione capillare, la presenza nelle vetrine di alcune librerie, una dozzina di recensioni e nessuna particolarmente “cattiva”, le interviste alla radio, la comparsata in TV… Eppure l’amarezza resta, forse perché un anno di sudore, coliche, bestemmie e notti insonni nel migliore dei casi viene consumato in tre ore di lettura e liquidato in trenta righe di recensione, spesso riassuntive. O forse perché di questo mondo, dall’esterno, prima avevo una visione idealizzata, e poi ho scoperto che è come gli altri, se non peggio. Quello che ti detesta, e si offre di parlarne pubblicamente giusto per dire che “è un gran libro perché non si vergogna di essere melenso, non si vergogna di essere noioso“, e in pratica insomma fa schifo ed è per questo che è bello. Poi c’è chi a parole ti dice che è magnifico, superlativo, e dopo un mese scrive un commentino stitico sul giornale in cui gli unici giudizi di valore sono delle riserve. E ancora quelli che subappaltano lo sputo per pararsi il culo… Lo so, non bisognerebbe lamentarsi, c’è di peggio: chi ha scritto dei bei libri e non l’hanno neppure pubblicato, chi l’hanno pubblicato ma non recensito… Fra le poche soddisfazioni ci metto la scoperta, fatta digitando vanitosamente il titolo su google, che certe biblioteche pubbliche, come quelle della provincia di Mantova o di Verona, possiedono 8 copie ciascuna del romanzo, e 7 sono in prestito. E un complimento, buttato lì su fb quando ancora lo bazzicavo. Lo scrisse Stefano Ciavatta, uno che stimo. Disse: “ora Senza verso non è più solo”. Alludeva alla sua biblioteca, naturalmente, che pare conti più di 4000 volumi, in cui ogni dettaglio, incluso l’accostamento, è studiato e ponderato. Ecco, che il mio libro possa stargli accanto degnamente è un onore che vale i sacrifici e le imprecazioni.

L’altro giorno, mentre ci incrociavamo a Fahrenheit, discutendo sul tema dello sconto del 15% e sul rapporto fra grande distribuzione e piccole librerie, a un certo punto Trevi ha detto: “io e Garufi abbiamo la stessa fascia di mercato“. Anche quello è stato un bel momento. Sono sicuro che lo sarà pure la presentazione del 15 alla Feltrinelli.