Posts Tagged ‘Poldi Pezzoli’

La fine di un mondo

settembre 5, 2019

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Domenica chiude la storica libreria Feltrinelli di via Manzoni. Per me è un lutto. Ci andavo con mio padre da bambino alla fine degli anni 70, che lui aveva lo studio legale al 12, entrando nel cortile del Poldi Pezzoli. Quella libreria, il museo e il ristorante Don Lisander con i tavolini all’aperto sono stati i pilastri della mia educazione sentimentale. Quella Feltrinelli non assomigliava alle classiche librerie blockbuster della catena, non era un supermarket dei libri. Aveva solo due vetrine che ospitavano titoli di uno snobismo formidabile, niente videocassette o dischi, poi si sviluppava tutta in profondità e dentro c’era un silenzio che manco in chiesa durante la funzione. Era un vero tempio della cultura, rispettato anche dai mercanti, e infatti ricordo il mitico Cuccia, ancora più gobbo del solito, che curiosava fra gli scaffali e non usciva mai a mani vuote. È la fine di un mondo.

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Riparti dal via

settembre 21, 2016

hopp

Milano ogni volta che mi tocca di venire / mi prendi allo stomaco, mi fai morire. Ecco, più o meno mi succede la stessa cosa che diceva Lucio Dalla, anche se io vengo sempre volentieri nella mia Milano, e non perché mi tocca.

Di solito incontro gli amici in qualche ristorante a pranzo o a cena, e nel mezzo vado un po’ a zonzo, cerco i luoghi della mia giovinezza. Questo ad esempio è il portone di viale Vittorio Veneto 20, vicino a piazza Oberdan. Qui c’era l’Oppenheimer, un liceo scientifico privato. Io lo frequentai nell’anno scolastico 1977-78, e ricordo che giovedì 16 marzo, il giorno in cui rapirono Aldo Moro, ci mandarono tutti a casa prima della fine delle lezioni. Non ero sicuro del numero civico, per cui al 24 di quella via sono entrato e ho chiesto al portinaio dove potessi trovarlo. Lui mi ha detto di proseguire ancora un po’ e poi ha commentato: “Io ho fatto l’Oppenheimer“. In quel momento l’ho sentito quasi fraterno, non tanto per il fatto di aver frequentato lo stesso liceo, o perché sembrava un mio coetaneo, ma per la fine ingloriosa. L’Oppenheimer era una scuola privata seria, selettiva, che godeva di una buona reputazione, perché a Milano molti istituti privati, tipo lo Studium, non erano altro che dei diplomifici a pagamento. Costava un po’ ma aveva degli ottimi insegnanti, e chi usciva da lì in genere faceva l’università e si preparava a un futuro da classe dirigente, mentre io e quel portiere eravamo una macchia nel suo curriculum, due sfigati che avrebbero potuto far risparmiare i genitori andando in scuole pubbliche meno pretenziose. Eppure anche quel portiere stava meglio di me. (more…)