Posts Tagged ‘Raffaello’

l’originalità a tutti i costi

dicembre 5, 2016

solitudine

In questa serata di exit poll e previsioni per il referendum mi è tornata in mente la storia di Norma. Norma è una chimera, il sogno dei sondaggisti, una casalinga di mezza età che vive in una cittadina dell’Ohio, cioè uno degli stati sempre in bilico fra repubblicani e democratici il cui voto spesso decide l’elezione del Presidente USA. Questa donna incarna alla perfezione il pensiero, i gusti e le idiosincrasie dell’americano medio, al punto che un bel giorno se ne rendono conto anche gli istituti di ricerche e analisi di mercato, e da allora invece di telefonare a un campione di persone rappresentativo chiamano sempre e solo lei. Così all’improvviso Norma riceve un sacco di telefonate per conoscere le sue preferenze su tutto, dai programmi televisivi ai detersivi, i cibi, libri, film, partiti politici. Il motivo è semplice: sapere chi voterà lei alle elezioni presidenziali significa sapere con sicurezza chi vincerà. Stesso discorso per gli articoli dei grandi magazzini o per quelli che si vogliono lanciare sul mercato, cioè se sia meglio puntare su un sapone per lavatrice con la profumazione alla lavanda oppure su uno al limone. Con Norma non si sbaglia, non c’è incertezza, quello che ama lei piacerà anche alla maggioranza dei suoi concittadini. Il problema è che presto si stufa di essere importunata tanto dai sondaggisti, e giustamente se ne lamenta, finché un giorno uno di loro le rivela le ragioni di quel pressing telefonico. Tutti vogliono sapere le sue preferenze perché Norma è l’americano medio, quella maggioranza silenziosa a volte così difficile da interpretare proprio per i suoi giudizi istintivi che somigliano molto a dei sommovimenti biliari. La rivelazione la sconvolge, come avesse visto Bellerofonte. Ma come? Lei così comune, così media? No, non può essere. Allora s’arrabbia, protesta con veemenza, rivendica la sua unicità, la sua diversità da tutti gli altri, e alla fine il sondaggista impietosito ritratta. (more…)

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citazioni

ottobre 27, 2016

peter.jpg cara

Due deposizioni: quella di Simone Peterzano in San Fedele e quella di Caravaggio alla Pinacoteca Vaticana. Peterzano fu il primo maestro di Caravaggio, e la sua deposizione è del 1584, cioè poco prima che lo prendesse come garzone nella sua bottega milanese. Secondo me il Merisi la vide e se ne ricordò vent’anni dopo a Roma, quando si cimentò con lo stesso soggetto, soprattutto per il dettaglio dello spigolo della pietra angolare che sbuca e che si riflette nel gomito di Nicodemo come effetto tridimensionale (un espediente simile a quello della fiscella dell’Ambrosiana che sporge dal tavolo). Poi anche il braccio spiombante, va beh, ma lì c’è più Raffaello e prima ancora i rilievi di Meleagro nei sarcofagi romani (e dopo verrà la pietà laica del Marat di Jacques-Louis David, il bisnonno del parrucchiere).

reimpieghi

giugno 3, 2016

sarc

La culla del rinascimento è in una tomba, diceva André Jolles. Lo storico dell’arte alludeva ai tanti artisti come Brunelleschi, Donatello e Mantegna che s’ispirarono ai motivi iconografici dei sarcofagi romani per arricchire il proprio linguaggio formale. Si pensi alla sepoltura di Meleagro, un tema presente in molti rilievi funerari, il cui braccio spiombante fu ripreso da Raffaello e poi da Caravaggio nelle loro Deposizioni, fino a ritrovarlo in quella pietà laica che è la Morte di Marat di Jacques Louis David. Ma la riscoperta dei sarcofagi come repertorio di exempla risale già al Medioevo, ne è una prova il pulpito del Duomo di Pisa scolpito da Nicola Pisano, che citava il sarcofago utilizzato dalla madre di Matilde di Canossa come proprio sepolcro. La versatilità dei sarcofagi romani nasce anche dalla perdita della memoria circa l’identità dei titolari. Una volta disperse le ossa e cancellato il nome di chi ospitavano, quelle bare sono diventate mille altre cose. Per esempio le fontanelle di Piazza del Popolo, o delle fioriere, o mangiatoie, o altari per chiese (come nella pieve romanica di San Vito, a Ostellato), o ancora il trono del Castello Federiciano di Lagopesole, dove si dimostra che il laicismo imperiale affondava le sue radici nel paganesimo. Ma il riutilizzo più sorprendente è frutto dell’inventiva moderna, e lo si può ammirare sul Lungotevere Marzio. Lì un sarcofago strigilato è usato abitualmente come cassonetto, mentre nei casi di cronaca nera spesso succede il contrario, cioè nei cassonetti vengono abbandonate le carcasse di animali domestici e perfino i feti abortiti.