Posts Tagged ‘Sgarbi’

l’originalità a tutti i costi

dicembre 5, 2016

solitudine

In questa serata di exit poll e previsioni per il referendum mi è tornata in mente la storia di Norma. Norma è una chimera, il sogno dei sondaggisti, una casalinga di mezza età che vive in una cittadina dell’Ohio, cioè uno degli stati sempre in bilico fra repubblicani e democratici il cui voto spesso decide l’elezione del Presidente USA. Questa donna incarna alla perfezione il pensiero, i gusti e le idiosincrasie dell’americano medio, al punto che un bel giorno se ne rendono conto anche gli istituti di ricerche e analisi di mercato, e da allora invece di telefonare a un campione di persone rappresentativo chiamano sempre e solo lei. Così all’improvviso Norma riceve un sacco di telefonate per conoscere le sue preferenze su tutto, dai programmi televisivi ai detersivi, i cibi, libri, film, partiti politici. Il motivo è semplice: sapere chi voterà lei alle elezioni presidenziali significa sapere con sicurezza chi vincerà. Stesso discorso per gli articoli dei grandi magazzini o per quelli che si vogliono lanciare sul mercato, cioè se sia meglio puntare su un sapone per lavatrice con la profumazione alla lavanda oppure su uno al limone. Con Norma non si sbaglia, non c’è incertezza, quello che ama lei piacerà anche alla maggioranza dei suoi concittadini. Il problema è che presto si stufa di essere importunata tanto dai sondaggisti, e giustamente se ne lamenta, finché un giorno uno di loro le rivela le ragioni di quel pressing telefonico. Tutti vogliono sapere le sue preferenze perché Norma è l’americano medio, quella maggioranza silenziosa a volte così difficile da interpretare proprio per i suoi giudizi istintivi che somigliano molto a dei sommovimenti biliari. La rivelazione la sconvolge, come avesse visto Bellerofonte. Ma come? Lei così comune, così media? No, non può essere. Allora s’arrabbia, protesta con veemenza, rivendica la sua unicità, la sua diversità da tutti gli altri, e alla fine il sondaggista impietosito ritratta. (more…)

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la maleducazione della grandezza

novembre 18, 2016

uovo

Nel 2006 andai a vedere una mostra su Andrea Mantegna a Padova, per il cinquecentenario della sua morte, e sul catalogo trovai una frase di Lawrence Gowing, riportata da Sgarbi, che mi colpì molto. Diceva: “come tutti i grandi artisti, Mantegna ci dà delle buone ragioni per detestarlo”. Ricordo che mi informai in rete su Gowing, di cui non sapevo nulla, e scoprii che era a sua volta un pittore, oltre che un professore di arte, e che aveva pronunciato quella frase provocatoria nel 1992, in occasione di un’altra mostra su Mantegna organizzata dalla Royal Academy of Arts londinese. Su google trovai i suoi quadri, che ricordavano un po’ Lucian Freud, ritratti di uomini e donne molto spogli, tristi e boring. Pensai allora a l’angoscia dell’influenza di cui parlò Harold Bloom, il peso schiacciante della tradizione, cose così, poi mi venne in mente Reger, il protagonista di Antichi maestri di Thomas Bernhard, la sua insofferenza verso le vette artistiche e anche verso i grandi musei che le ospitano, “i lager dei capolavori”, come li chiamava Manganelli. Ma dopo molto rimuginare ora credo che ciò che indispone tanto della grandezza sia il suo carattere coercitivo, il fatto che ci intimi di ammirarla, che ci voglia trasformare in un punto esclamativo privo di spirito critico.

Qualcosa del genere diceva un personaggio di Ernesto Sabato, in un brano de Il tunnel:

«Fu a tavola che la donna magra mi chiese di nuovo quali fossero i miei pittori preferiti. Citai svogliatamente alcuni nomi: Van Gogh, el Greco. Mi guardò ironica […] Poi aggiunse: “A me non piacciono quelli troppo importanti. Ti dirò che quei tipi come Michelangelo o el Greco mi disturbano. È talmente aggressiva la grandezza, la drammaticità! Non credi che sia quasi maleducazione? Io credo che l’artista dovrebbe imporsi il dovere di non essere mai esibizionista. Mi indignano gli eccessi di drammaticità e di originalità. Penso che essere originali consista in un certo modo nell’evidenziare la mediocrità degli altri, cosa che mi sembra di dubbio gusto. Credo che se io dipingessi o scrivessi farei cose che non richiamerebbero in nessun modo l’attenzione».