Posts Tagged ‘Stefano Ciavatta’

In giro

settembre 1, 2012

Ieri ho passato una bella serata a Picinisco, un piccolo borgo della Val di Comino, nel frusinate, per il Festival delle storie organizzato da Vittorio Macioce. Stavo lì sotto un torrione medievale diroccato assieme a Filippo Tuena, Fabio Bussotti (autore de Il cameriere di Borges, PerdisaPop) e Stefano Ciavatta come moderatore. Il tema in discussione era “lo scrittore come personaggio”, cioè la narrativa d’ispirazione autobiografica, e se ne è parlato in modo non noioso, credo (spero). La ragazza di spalle è Carolina Cutolo, la cui presentazione sarebbe iniziata subito dopo la nostra. Il pubblico non si vede ma c’era ed era numeroso, anche perché quella era una sorta di notte bianca per gli abitanti del posto. Insomma, sono stato bene.

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Il miglior complimento

settembre 8, 2011

Sono apparse diverse recensioni da quando è uscito il libro. Sebbene nessuna lo abbia stroncato, solo poche non mi hanno deluso, fra cui quella di Marco Rossari, che credo abbia reso giustizia al mio lavoro. Ma è mai possibile saziare la fame di riconoscimento di un esordiente? Forse neppure quelli che hanno fatto subito il “botto”, coniugando il consenso della critica alle buone vendite (tipo Paolo Sortino o Maria Pia Veladiano), sono mai paghi.

Mentre lo scrivevo senza uno straccio di contratto avrei brindato a champagne se mi avessero pronosticato quanto poi è successo: la pubblicazione con un buon editore, la distribuzione capillare, la presenza nelle vetrine di alcune librerie, una dozzina di recensioni e nessuna particolarmente “cattiva”, le interviste alla radio, la comparsata in TV… Eppure l’amarezza resta, forse perché un anno di sudore, coliche, bestemmie e notti insonni nel migliore dei casi viene consumato in tre ore di lettura e liquidato in trenta righe di recensione, spesso riassuntive. O forse perché di questo mondo, dall’esterno, prima avevo una visione idealizzata, e poi ho scoperto che è come gli altri, se non peggio. Quello che ti detesta, e si offre di parlarne pubblicamente giusto per dire che “è un gran libro perché non si vergogna di essere melenso, non si vergogna di essere noioso“, e in pratica insomma fa schifo ed è per questo che è bello. Poi c’è chi a parole ti dice che è magnifico, superlativo, e dopo un mese scrive un commentino stitico sul giornale in cui gli unici giudizi di valore sono delle riserve. E ancora quelli che subappaltano lo sputo per pararsi il culo… Lo so, non bisognerebbe lamentarsi, c’è di peggio: chi ha scritto dei bei libri e non l’hanno neppure pubblicato, chi l’hanno pubblicato ma non recensito… Fra le poche soddisfazioni ci metto la scoperta, fatta digitando vanitosamente il titolo su google, che certe biblioteche pubbliche, come quelle della provincia di Mantova o di Verona, possiedono 8 copie ciascuna del romanzo, e 7 sono in prestito. E un complimento, buttato lì su fb quando ancora lo bazzicavo. Lo scrisse Stefano Ciavatta, uno che stimo. Disse: “ora Senza verso non è più solo”. Alludeva alla sua biblioteca, naturalmente, che pare conti più di 4000 volumi, in cui ogni dettaglio, incluso l’accostamento, è studiato e ponderato. Ecco, che il mio libro possa stargli accanto degnamente è un onore che vale i sacrifici e le imprecazioni.

L’altro giorno, mentre ci incrociavamo a Fahrenheit, discutendo sul tema dello sconto del 15% e sul rapporto fra grande distribuzione e piccole librerie, a un certo punto Trevi ha detto: “io e Garufi abbiamo la stessa fascia di mercato“. Anche quello è stato un bel momento. Sono sicuro che lo sarà pure la presentazione del 15 alla Feltrinelli.