Posts Tagged ‘Wittgenstein’

Ecce Gerstl

novembre 4, 2018

Richard-Gerstl-Autoritratto-1907

Centodieci anni fa, oggi, questa persona decideva di farla finita. Si chiamava Richard Gerstl, viveva a Vienna ed era un pittore giovanissimo con tutta la vita davanti. A quel tempo e a quelle latitudini il suicidio non era infrequente, soprattutto fra gli artisti, gli intellettuali e le personalità eminenti, non a caso in tedesco suicidio si dice freitod, cioè libera morte, come se fosse la più alta e nobile espressione del libero arbitrio, appannaggio degli spiriti eletti. Vi ricorsero, per citare solo i casi più illustri, Otto Weininger, Georg Trakl, Max Steiner, tre dei quattro fratelli Wittgenstein, oltre a Maria Vetsera e l’arciduca Rodolfo. Gerstl aveva un grande talento ma era ancora poco conosciuto nell’ambiente. La sua arte era insieme vecchia e modernissima, quella di un fauves che s’ispirava a Vincent Van Gogh e anticipava certi stilemi dell’Espressionismo tedesco, in opposizione alla raffinatezza trasognata dei secessionisti come Gustav Klimt, che nell’augusta Cacania andavano per la maggiore e dettavano legge in fatto di gusto. Basta guardare il lampo dell’occhio azzurro in questo autoritratto disperato e beffardo, eseguito poco prima della fine, per capire lo scarto, anzi l’abisso che li separava, ma non fu per questo che si uccise. Più banalmente, Gerstl s’ammazzò per un amore non corrisposto. Lei era Mathilde Schonberg, la moglie di un suo caro amico oltre che vicino di casa, passato alla storia della musica come il padre della dodecafonia. Agli Schonberg Richard stava impartendo delle lezioni di disegno quando tra lui e Mathilde divampò una passione bruciante. Cominciarono allora una relazione clandestina che presto fu scoperta dal compositore nel peggiore dei modi, spingendola così ad abbandonare il tetto coniugale, anche se pochi mesi dopo lei si pentì e ritornò sui propri passi. Gerstl la prese malissimo, e dopo ripetute minacce e suppliche di ripensarci si arrese all’evidenza e si convinse che non avesse più senso andare avanti senza di lei. Così, la notte del 4 novembre scelse d’impiccarsi davanti a un grande specchio nel suo studio in Lichtensteinstrasse 20, non prima però di aver cancellato ogni traccia della sua arte presente in quelle stanze. B1900802T9967103

Forse anche per questa ragione il riconoscimento arrivò tardi, grazie alla determinazione e all’insistenza del fratello Alois che, persuaso del genio di Richard, nei primi anni 30 convinse il mitico gallerista viennese Otto (Nierestein) Kallir ad organizzare nella Neue Gallery la sua prima mostra postuma che lo impose all’attenzione della critica. Infine, con l’esposizione alla XXVIII Biennale di Venezia del ’56, giunse la consacrazione internazionale come uno dei protagonisti dell’arte del suo tempo, tanto che oggi i suoi autoritratti sono considerati tra gli ecce homo più potenti e originali del Novecento.

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gli ossimori della domenica

ottobre 25, 2016

genius

Il pazzo è colui che ha perso tutto fuorché la ragione“. Con questa sentenza di G. K. Chesterton, pronunciata da Antonio Monda, si è concluso l’altra domenica l’incontro con Jovanotti alla Festa del Cinema di Roma, un incontro affollatissimo e per molti versi sorprendente, durante il quale Lorenzo si è raccontato attraverso quindici spezzoni di film celebri. Alcuni erano “generazionali”, come La febbre del sabato sera e Taxi driver, che rappresentarono anche per me e per molti coetanei dei piccoli spartiacque. Quello con John Travolta per esempio fu il primo film che vidi in coppia, mentre quello di Martin Scorsese lo guardai estasiato con due compagni di scuola, e ci sentimmo molto adulti e turbati di fronte alle scene crude di violenza e alle atmosfere torbide del mondo della prostituzione. Ma anche i film con Bud Spencer e Terence Hill, che non avrei inserito nella mia top fifteen, segnarono la mia adolescenza e li guardai con grande gioia, spesso identificando il mio babbo con quel gigante buono e forzuto, dato che entrambi erano degli omoni all’apparenza invincibili, esattamente come successe a Jovanotti con suo padre. Poi sia io che lui cerchiamo di trasmettere questa passione ai nostri figliocci, i quali hanno avuto delle reazioni simili di fronte a film da noi molto amati, a volte negative, come per i Blues brothers, evidentemente ai loro occhi datati, e a volte positive, come nel caso di Stand by me. Insomma, l’incontro è stato molto piacevole, primo perché la formula della proiezione dello spezzone seguito dal commento era azzeccata e non annoiava, nonostante sia durata ben due ore, e poi perché Lorenzo è un affabulatore nato e non si è spacciato per un cinefilo, pur dimostrando gusti non banali (vedi l’Andrej Rublev di Tarkovskij) e sapendoli spiegare anche con notazioni tecniche. La parte migliore dell’incontro resta comunque quella legata ai fatti di vita, i film vissuti più che spiegati. In questo senso la proiezione dell’ultima scena, quella di Amarcord in cui lo zio pazzo interpretato da Ciccio Ingrassia sale sull’albero e urla “voglio una donna!”, ha commosso tutto il pubblico perché Lorenzo l’ha messa in parallelo con la storia di una sua zia affetta dalla sindrome di Down, che proprio per le sue apparenti stramberie fu “una presenza che arricchì la vita” della sua famiglia. (more…)