Posts Tagged ‘Woody Allen’

In memoria di Laureen Bird

giugno 28, 2019

lauriebird

Un suicida non se ne va mai da solo. Questa sentenza risulta particolarmente evidente conoscendo la storia familiare dell’attrice e fotografa Laureen Bird, che scelse di andarsene una notte di giugno di quarant’anni fa. L’avevo conosciuta poco prima, in una brevissima comparsata in Annie Hall di Woody Allen, un film pieno di cameo di saranno famosi come Christopher Walken, Sigourney Weaver, Shelley Duvall e Jeff Goldblum, dove recitava la parte della fidanzata di un celebre cantante californiano interpretato da Paul Simon. Nella realtà Laureen stava con Art Garfunkel, e proprio nel suo penthouse sulla 79th East si tolse la vita con un’overdose di valium. Non aveva ancora 26 anni. Come sua madre, che morì nello stesso modo e alla stessa età.  

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Scuse bifronti

settembre 4, 2018

images

Il movimento #metoo non mi piace per diverse ragioni: la scarsa autorevolezza delle sue paladine, il principio ispiratore della presunzione di colpevolezza dei molestatori, i processi sommari e le condanne esemplari basate su accuse di episodi risalenti anche a decenni prima, espresse con un tweet o in un’intervista, il rifiuto del garantismo come “una cosa antiquata, ottocentesca” (Asia Argento dixit), e gli odiosi boicottaggi nei confronti dei cineasti più chiacchierati come Woody Allen. C’è un fanatismo religioso in questo femminismo dei cancelletti che mi spaventa e preoccupa, perché ambisce a essere prescrittivo erga omnes, cioè anche nei confronti di chi non la pensa in quel modo. È il caso del recente annuncio di Amazon Prime di non voler più distribuire l’ultimo film di Allen (A rainy day in New York), a causa del sospetto che grava da anni sulla sua persona di aver molestato una figlia adottiva, cosa per la quale peraltro non fu mai condannato.FB_IMG_1536265343461 Di fondo c’è l’illusione di poter normare dei rapporti in cui regna l’ambiguità, e le illusioni sono pericolose perché prive di difetti, come lo slogan It’s a dress not a yes, rivolto agli uomini che scambiano un vestito scollato per un via libera. E’ impossibile determinare con precisione e previamente la volontà di due adulti consenzienti che stanno per scopare. Quell’ambiguità, quella zona grigia e inesplorabile è la ragione di tanti fraintendimenti ma anche dell’attrazione irresistibile che ci spinge gli uni verso gli altri. Di più, quell’ambiguità è qualcosa di costitutivo e ineliminabile. Come pare che dicesse sempre quel sex symbol di Sean Connery alle sue Bond girls poco prima di girare una scena di nudo: “scusa se mi eccito, e scusa se non mi eccito“.

l’anticamera della morte

giugno 30, 2018

riso

Ho fatto la risonanza magnetica. Era la mia prima volta. Sapevo com’era perché l’avevo vista in un film di Woody Allen, forse quello in cui c’è la celebre battuta che dice: “Le parole più belle non sono Ti amo, ma è benigno!” Mi ha fatto un po’ impressione quel cunicolo stretto, ed è durato quasi un’ora, così ho pensato a mia madre, a tutte le analisi che fece da sola, lontana, senza che nessuno l’accompagnasse. Ricordo che l’unica preoccupazione di noi figli a Milano, San Paolo e Roma era che non andasse in ospedale coi mezzi pubblici, ma prendesse un taxi, come se il problema fosse solo la comodità del tragitto casa-ospedale. Una signora di ottanta e passa anni da sola in quel budello orrendo e rumoroso… Queste esperienze terribili, di grande solitudine e avvilimento, a una certa età non si possono fare senza il sostegno di una persona cara, ti minano la voglia di vivere. Poi è tutto così macabro, sembra il tunnel di ricordi che riassume un’esistenza poco prima di andarsene, una specie di anticamera della morte, come stare in una bara da vivo.

dizionari interiori

settembre 20, 2017

deg

Prima di scrivere ho fatto per diversi anni l’arredatore. Avevo un negozio e vendevo tessuti, letti, divani e oggettistica varia. I lavori più redditizi e di maggior soddisfazione erano quelli in cui il cliente mi chiedeva di arredargli una casa vuota dandomi carta bianca. Non capitavano spesso, ma quando capitavano era un piacere cimentarsi con uno spazio totalmente neutro, che poteva diventare qualsiasi cosa. Certo, dovevo tenere presente i gusti del cliente, e già il fatto che si fosse rivolto a me voleva dire che s’identificava con lo stile di arredo che proponevo, per cui i margini di scelta non erano infiniti, ma l’assenza di mobili preesistenti da armonizzare coi nuovi mi consentiva una discreta libertà. Dopo l’incarico c’era il momento del progetto, i disegni in scala e le prospettive di cosa avrei inserito, e in quella fase spesso accarezzavo l’idea di qualche proposta azzardata, e quell’appartamento diventava così un ambiente minimalista, o un rifugio esotico, o una casa calda e lussuosa con qualche pezzo di antiquariato. (more…)

le case di woody

luglio 6, 2016

allen

Quanto mi piacciono le case dei film di Woody Allen. Sono talmente vissute, e calde, e accoglienti, che sembra di sentirne l’odore. Ogni singolo oggetto – un tappeto in salotto, i libri sul comodino che sembrano citazioni (Romantic comedy!), un copriletto a fiori, la lampada che illumina un litigio – rispecchia il personaggio che l’ha scelto, dà l’impressione di essere stato comprato nel tempo, col crescere del gusto e dell’età del suo proprietario. Come il cartello dismesso della fermata della metropolitana di Canal street, la porta di china town, con la dicitura a fianco in ideogrammi, che compare sopra il letto dei protagonisti di Misterioso omicidio a Manhattan. Sotto un cartello così si devono fare sogni bellissimi.

who doesn’t?

giugno 8, 2016

pageant

New York e Parigi piacciono a tutti, sono due città meravigliose, ma se dovessi sceglierne una sola, la mia preferita, sceglierei Parigi. Pur amando tanto NY ed avendoci vissuto e lavorato per un anno, preferisco Parigi perché per me l’Eden è un posto con molte librerie e pasticcerie, e la ville lumiere in questo senso non ha rivali. Però bisogna dire che le poche librerie di New York sono fantastiche, come Strand e Pageant, per esempio. La prima non si muove da Broadway e Undicesima, è una specie di istituzione, una tappa obbligata di ogni soggiorno nella grande mela, come Ellis Island o la passeggiata a Central Park; Pageant invece si è trasferita e ridotta, perdendo molto del suo fascino. Prima appena entravo mi rievocava subito la scena del film Anna e le sue sorelle, quando Michael Caine gira fra gli scaffali con Barbara Hershey, di cui è cotto marcio, e a un certo punto le consiglia la celebre poesia di e.e.cummings, quella che dice che neanche la pioggia ha così piccole mani, un verso che illustra alla perfezione il motivo per cui il genio è nemico del buon senso. In quel dialogo imbarazzato c’è un’altra battuta che mi è rimasta impressa. E’ quando lei gli suggerisce di andare a vedere una mostra su Caravaggio al Met, e subito dopo gli chiede se ama Caravaggio. La risposta di Michael Caine è sbrigativa perché non riesce a concentrarsi sugli argomenti della conversazione tanto è preso da lei, eppure dice lo stesso qualcosa di profondo e fondamentale. “Yes. Who doesn’t?” Già, a chi non piace Caravaggio? E io da allora mi chiedo sempre se non ci sia qualcosa di male, o di sbagliato, quando un artista, o una città o qualsiasi altra cosa, non può non piacere.

il viso amato

maggio 10, 2016

manh 37 anni fa. La prima volta fu nel 1979. Poi domenica scorsa l’ho rivisto su RaiMovie. Manhattan non è solo un film giustamente celebre e celebrato, ma anche un pezzo della mia vita, un momento importante della mia giovinezza. Quando fu girato io avevo 16 anni ed ero vergine, tutto ancora doveva succedermi. Manhattan è il ricordo della mia innocenza inquieta, un ricordo in bianco e nero, qualcosa che apparteneva al passato nel momento stesso in cui apparve. E infatti è già tutto lì, come l’annuncio di un destino: l’ipocrisia e l’ottusità dell’amore, la felicità dello stare insieme, le infedeltà a se stessi, l’elenco delle cose per cui vale la pena vivere e la scoperta che solo gli affetti contano.