ancora Cortázar

corti2Non riesco a mollare Cartas a los Jonquières. Mi rigira per le mani da un sacco di tempo e non mi decido a riporlo sullo scaffale della libreria come una lettura archiviata. Ogni tanto provo a tradirlo con altri libri ma la nostalgia ha il sopravvento e torno sui miei passi. Lo apro appena ho un momento libero: vado in bagno e ne sbircio una pagina; in tv è una noia e allora l’ascolto in sottofondo mentre sfoglio qualche brano sul divano; prima di addormentarmi cerco su Google Earth i suoi domicili, guardo le foto delle case che abitò, mi immagino come potevano essere sessant’anni fa.

A Parigi, che perlustrò metro a metro con le sue lunghe gambe, Cortázar visse in rue d’Alésia 91, nel XIV arr.; poi in rue Le Regrattier 28, vicino a Notre Dame; in rue Mazarin 54, la via dei numismatici nei pressi di Saint-Germain-des-Pres; in rue Broca 91, dalle parti di Montparnasse; in rue Pierre Leroux 24 bis, nei dintorni de Les Invalides; a place du Général Beuret 9, dove scrisse Rayuela e dove tuttora risiede la prima moglie Aurora Bernardez; in rue Martel 4, a Porte Saint-Denis. E ancora a Vienna nella pensione Suzanne, 4 Walfischgasse. Quindi nell’appartamento n°32 del Residence Saint James in rue Versonnex 3, a Ginevra. Poi a Firenze in via della Spada 5, vicino al Duomo; e a Roma in via di Propaganda Fide 22, interno 3.

Quella di Roma l’ho visitata di persona, è nei pressi di Piazza di Spagna. Oggi è un indirizzo proibitivo, roba per ricchi, nel ’52 lui e Aurora (Julio adopera sempre la formula cavalleresca: “Aurora y yo“) vi presero in affitto una camera per pochi soldi dalla famiglia Sanvitale. La sera porto a spasso il cane e fantastico di inserire in qualche modo il carteggio nel mio secondo romanzo, vorrei che l’amore che gli porto fosse presente anche lì, lasciasse una traccia sulle mie pagine, magari con un personaggio che lo sta traducendo oppure leggendo come me.

Appena uscito l’articolo su l’Unità mi sono reso conto di quante lacune c’erano, anche per lo spazio limitato a disposizione sul giornale, e allora vorrei  colmarle, spiegare perché è un libro eccezionale, ma di certo dimenticherò altre cose, e poi magari sono solo fisime mie, ho sempre avuto ossessioni monomaniacali, probabilmente Cortázar è una di queste e la fissa per questo epistolario presto passerà. Non saprei neppure spiegare bene che ha di speciale questo libro, se non che non è un vero e proprio libro. Molti testi – in genere i peggiori – si sente che avevano l’ambizione di diventare un libro, cioè che quando venivano scritti i loro autori li immaginavano già con la forma del libro e nelle mani di un pubblico che li avrebbe letti con attenzione. Un pubblico vasto e indistinto, fatto di uomini e donne, giovani e vecchi, gente attenta e gente distratta. Questo peccato originale non è così infrequente, ed è tale solo quando viene avvertito dal lettore. Somiglia al passo indietro del pittore, che interrompe il suo lavoro per rimirare con distacco la tela che sta dipingendo, e inclina il viso provando a guardarla come la guarderebbe un estraneo, appunto il visitatore di una mostra.

Invece gli epistolari, soprattutto quelli degli scrittori non ancora famosi, ne sono esenti. E’ il loro bello. Sono confessioni private rivolte a un singolo e ritraggono fedelmente chi li scrive. Il ritratto di Cortázar che ci restituisce questo carteggio è quello di una bella persona, oltre che di un grande scrittore. Un uomo che visse con ottimismo anche gli anni d’indigenza e anonimato. Lontano dalla patria e dagli affetti, e tuttavia fiducioso nel proprio talento e nel mondo, e pieno di premure con l’amico e pure con la moglie dell’amico, alla quale scrive delle lettere personali di minor interesse per il lettore perché tradiscono la poca complicità fra i due, ma ugualmente indicative della sua cura degli affetti, del suo desiderio di non escluderla dal dialogo.

Poi colpiscono certi episodi intimi di Julio e Aurora, raccontati con un pudore e una delicatezza struggenti. La felicità contagiosa di quando si trasferiscono in una doppia camera in subaffitto al posto delle solite stanze singole, l’abitudine di addormentarsi tenendosi per mano, i problemi con la suocera, che vorrebbe che la figlia tornasse a Buenos Aires e le tenesse compagnia, il racconto del Natale romano del ’54, e il regalo della sottoveste alla Rinascente di via del Corso, dove oggi è Zara.

M’immagino la commessa che lo servì, ignara del genio che ebbe di fronte seppur per pochi istanti; così come i tanti che lo incrociarono in quegli anni, quelli per esempio che gli diedero un passaggio in autostop durante i suoi viaggi in Italia (per raggiungere Firenze da Napoli ne chiese nove!). E la notte del febbraio ’55, in cui Julio sveglia Aurora per farle prendere un antibiotico e lei è contrariata, perché stava sognando “una estupenda novela policial” ed era sul punto di scoprire l’assassino. E infine l’esilarante (e politicamente scorretta) cronaca scatologica del viaggio in nave (22/10/54) verso Dakar con la C.G.T.M., la Compagnie Générale des Transports Maritimes, il cui acronimo lui ribattezza con Cómo Güele Tanta Mierda, perché accanto alla sua minuscola cabina c’è l’olezzante gabinetto di terza classe per donne.

En este gabinetto ocurre un fenómeno de desconcierto universal, topológico y geográfico, que sólo Rabelais podría describirte como se debe. Entérate tan sólo de que el barco (viejo, atroz, lentisimo) está colmado de inmigrantes napolitanos (horresco referens!), grupos de armenios, y bandas de gallegos. Para las mujeres y su incontables hijos, el gabineto de referencia ofrece la insinuación bastante explícita de un rotundo buraco en el medio, y dos sólidos apoyos de piedra donde poner los zapatos. Ahora bien, como el psicoanálisis tiene probado que el agujero, el orificio es uno de los principales temas obsesivos del homo sapiens, ocurre que tanto las tanas como las hijas de Mahoma parecen retroceder ante el que la sanidad les pone por delante, como si la presencia de ese agujero le pusiera en peligro el propio, o algo así. La cuestión es que la sintonía, la concordancia, la coincidencia lógica no se produce, y al cabo de poco rato, en este gabineto y en todos los demás (pues me los tengo inspeccionados a todos) te encuentras con que el agujero funcional rutila y resplandece, mientras alrededor, en los bordes, en el techo, en las paredes, contra la puerta y fuera de la puerta, se alzan con toda la gama de las coloraciones nacionales y dietéticas, las pirámides fumantes y probatorias de la triste condición humana. A este paisaje marcadamente orográfico se suma la hidrografía adicional que provocan los rolidos de esta mala bestia náutica. Todo el aserrín del mundo no bastaría para cubrir la capacidad vomitiva de los hijos de Cumas, Baia y el Vesuvio. Para mí que Pompeya acabó cubierta de vomitadas: presentaré la tesis en algún congreso […]“.

Sarà per la coincidenza delle iniziali, che in spagnolo sono le stesse, ma oggi per me lui rappresenta lo spartiacque della Letteratura, tanto che la dividerei cronologicamente in a.C e d.C.

(la foto fu scattata negli anni 70 nella casa provenzale di Saignon, e il gatto dovrebbe essere Theo, chiamato così in onore di Adorno)

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5 Risposte to “ancora Cortázar”

  1. francescagarrisi Says:

    molto, molto toccante questa tua “dichiarazione d’amore”

  2. dario Says:

    …me lo son messo in lista da tempo, ma dopo questo tuo appassionato “dittico”, devo leggere cortazar… vado!

  3. sergiogarufi Says:

    grazie francesca, e grazie dario.

  4. andrea Says:

    prese le carte…grazie sergio

  5. sergiogarufi Says:

    hai fatto bene andrea, io ho appena ordinato su amazon i primi due volumi dell’epistolario completo (cartas, alfaguara), ormai sono addicted :-)

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