la maternità e la vanitas

maggio 29, 2016

hir

Lo scorso inverno ho visitato l’Astrup Fearnley Museum di Oslo, quello progettato da Renzo Piano. Non so spiegare bene perché, ma ho trovato molto istruttivo, oltre che bello, il fatto che diverse giovani mamme, tutte coi loro bei pargoletti sui passeggini, si facessero spiegare da una guida il senso delle vanitas di Damien Hirst, dal tondo con le farfalle alla mucca e il vitello in formaldeide. Mother and child divided, si chiama quest’opera.

il blocco dello scrittore

maggio 28, 2016

risma

una gnocca assurda

maggio 27, 2016

shara

la lista della spesa

maggio 26, 2016

mich

Questa lista della spesa fu scritta da Michelangelo Buonarroti per Francesco di Bernardino Amadori, detto l’Urbino, il suo garzone analfabeta, per questo ogni parola è accompagnata da un disegno illustrativo. Nell’abitazione romana di Macel de’ Corvi, dove Michelangelo visse per mezzo secolo fino alla propria morte, solo lui gli fece sempre compagnia. Dal 1530 al 1555 Francesco lo servì fedelmente, aiutandolo in casa come domestico e assistendolo sui ponteggi della Cappella Sistina mentre dipingeva il Giudizio Universale. Michelangelo, scorbutico e intrattabile con tanti, lo ricambiò di un affetto struggente, come testimoniano le parole commosse che gli dedicò in diverse lettere, oltre al fatto che fece da padrino e tutore ai suoi due figli quando Francesco morì prematuramente. Oggi la casa di Macel de’ Corvi non esiste più, fu demolita nel 1902 assieme a tanti altri edifici del quartiere per far posto al colossale obbrobrio del Vittoriano. Una targa posta dalle Assicurazioni Generali ricorda il punto esatto in cui si trovava, un angolo di piazza Madonna di Loreto, una specie di rientranza a lato di piazza Venezia. Nel Rinascimento quella era una zona popolare e maleodorante, usata da molti abitanti come discarica e latrina pubblica (difatti Michelangelo se ne lamentava spesso), e la stessa casa, sebbene gli fosse stata donata dagli eredi di papa Giulio II, era abbastanza modesta, composta da due camere da letto, la bottega a piano terra, un tinello e la cantina, più una loggia, la stalla e l’orto. Eppure che peccato non poterla visitare, non poter sostare fra quelle stanze dove lui creò e visse rinchiuso « come la midolla da la sua scorza».

felicità

maggio 25, 2016

terzetto

Questa foto me l’ha scattata il mio figlioccio una domenica dello scorso febbraio. Fuori pioveva e tirava vento e così siamo rimasti a casa. Sebbene sembri un punkabbestia, amo questa foto perché ritrae un mio momento di felicità. Felicità è una parola impudica, e forse dovrei dire “un mio momento di piacere”, perché sto facendo ciò che mi piace fare, cioè leggere in compagnia delle mie bestiole, ma siccome stamattina alla radio ho sentito i risultati di uno studio della Cornell University sulle cause presunte della felicità, ho pensato che questa immagine si adattasse bene alle mie obiezioni. In quella ricerca americana si sosteneva infatti che la felicità è una questione di esperienze. Se nella vita fai molte esperienze diverse, e ti succedono tante cose, allora più facilmente sarai felice. In una logica pragmatica come quella anglosassone, la parola happyness e il verbo to happen non si somigliano per caso. Per me invece, novello Oblomov, le esperienze sono state soprattutto quelle filtrate dalla pagina scritta (o dallo schermo di un cinema), quelle nate insomma dall’immedesimazione con un personaggio di finzione. Per il resto, come diceva e.e.cummings, my life resembles something that has not occurred.

l’esergo del mio prossimo libro

maggio 24, 2016

vivian lamarque

Improvvisamente

maggio 23, 2016

niente

Tempo fa seppi che dei lessicografi americani avevano condotto una ricerca sulle parole più frequenti presenti nei libri gialli, e al primo posto risultava suddenly, “improvvisamente”. Ecco, se dovessi dire un motivo per cui non amo quel genere letterario, indicherei proprio l’eccesso di svolte, agguati e colpi di scena, che trovo poco verosimili. Nella vita delle persone ordinarie gli “improvvisamente” sono rari, e quando capitano non vengono certo annunciati con squilli di tromba. Inoltre, usare spesso espedienti di quel tipo è un modo troppo facile per tener desta l’attenzione del lettore, e alla lunga la satura. Ma la nostra è una società dominata dall’horror vacui, come dimostra il cartello posto al principio della strada che attraversa Great Basin, l’enorme depressione desertica statunitense, una specie di vertigine orizzontale, in cui si avvisano i viaggiatori che per le prossime ventidue miglia non troveranno “assolutamente niente”. Non che le sorprese siano del tutto assenti nella grande letteratura, però di solito vengono nascoste fra le pieghe della routine, in vite all’apparenza piatte e desolate come quella di Stoner, il protagonista dell’omonimo romanzo di John Williams. Lo stesso vale per i grandi artisti come il rumeno Cioran, che sui suoi Quaderni annotava soprattutto ciò che non era successo: le occasioni mancate, i progetti falliti, le rinunce; o per il Pontormo, che mentre dipingeva il coro di San Lorenzo scriveva sul suo diario: “oggi feci non so che”.

la vetrinizzazione sociale

maggio 22, 2016

manichini

A Cannes sono talmente ricchi e vuoti che perfino i manichini si fanno i selfie

il bosco verticale

maggio 21, 2016

bosco

Questa è la famosa torre Guinigi a Lucca. Non so come nacque l’idea del bosco verticale all’architetto Stefano Boeri, ma giurerei che la torre del marito di Ilaria del Carretto c’entri qualcosa. E’ tutto lì, in fondo. Le idee migliori sono le più semplici, e sono sotto gli occhi di tutti. E a quelli che irridono quel grattacielo, sebbene sia stato giudicato il più bello del mondo da due premi internazionali, dicendo che se gli togli il verde sui balconi non è che un edificio banalissimo, rispondo che anche la casa sulla cascata non è niente di che se togli la cascata.

una topa da urlo

maggio 20, 2016

topa


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 1.201 follower