neonrealismo

luglio 30, 2016

neon

Un sabato mattina passeggi per il quartiere Flaminio e d’un tratto scorgi un sarto con la finestra aperta al piano rialzato, che lavora sotto un neon. L’effetto morgue del neon è immediato, s’impone su qualunque scena, la congela e trasforma in ricordo all’istante. Dan Flavin non poteva che fare altarini della memoria.

Cristo dio

luglio 30, 2016

ossimoro

Fin dalle prime primarie

luglio 29, 2016

primarie

Si fa un gran parlare di democrazia diretta, di appello agli elettori, di popolo sovrano, ma il popolo sovrano è quello che scelse Barabba.

pur di non

luglio 28, 2016

lan

Ultimo forse rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale, io sto da solo in questa casa crollata più che per metà, e che seguita a crollare un poco ogni giorno, in cui il vento si insinua gemendo, sufolando, facendo garrire le pendule tappezzerie. Ormai, pel volger dei tempi, povero in canna, mi scaldo la minestra da me, poi passeggio infaticabilmente nelle sale vuote, più sovente in cucina a causa del freddo; e tutto pur di non lavorare, che sarebbe cosa vergognosa, ma in specie direi pur di non vivere“.

(Biere du pecheur)

dove sta Gesù

luglio 27, 2016

dx

Cristianesimo e comunismo hanno molte affinità. Infatti se Gesù è risorto, e ora siede alla destra del Padre, è evidente che sta a sinistra.

a peso d’ore

luglio 26, 2016

glass

La rete è una colossale perdita di tempo pagata a peso d’ore. Ore zecchine, lingotti d’ore.

Idem

luglio 25, 2016

cen

Se non mi sono suicidato, è per la vita che ho fatto“.

smarrimenti creativi

luglio 24, 2016

larreta

A detta di Adolfo Bioy Casares, “Enrique Larreta aveva un’intelligenza tanto vivace che non gli permetteva di leggere; ogni frase gli suggeriva un’infinità di idee e immagini e lui, smarrito nei mondi creati dalla sua mente, perdeva il filo della lettura“.

diagnosi

luglio 23, 2016

wal

Stuporosa catatonia“. Questa fu la diagnosi medica per l’internamento di Robert Walser nel manicomio di Herisau.

ossidiana

luglio 22, 2016

ossi

Era la cosa più bella di Lipari, così nera e lucida e piena di storia. Probabilmente fu la sua abbondanza a favorire l’insediamento delle prime popolazioni preistoriche su queste isole vulcaniche, e in seguito fu il suo commercio, come sostituto della selce, a renderle prospere. Mi piaceva tutto dell’ossidiana, anche i bracciali e gli orologi un po’ kitsch che vendevano le gioiellerie del corso. Con i miei ne prendemmo una enorme in una spiaggia sotto la valle dei Mostri, a Vulcano. Pesava un casino e la trasportammo in gommone fino al porticciolo di Marina corta rischiando di ribaltarci a ogni onda. Oggi quel grosso vetro si trova nel soggiorno di mia madre a Torrelles, vicino al caminetto, al fuoco che la generò. È una delle poche cose superstiti di quel periodo felice. Ogni volta che la vedo penso che contenga in sé il segreto di una cacciata, la cacciata dall’inferno.


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