lanci

settembre 19, 2018

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Un giorno mio padre mi lanciò in aria e tornai giù che avevo 27 anni, quando non c’era più nessuno ad aspettarmi.

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lo sguardo accattone

settembre 18, 2018

carlo vanzina

«20 febbraio 1890 – Lo sguardo accattone dell’attore che in tutte le circostanze, anche le più gravi, si volge all’ingiro per assicurarsi che lo si guarda e che lo si è riconosciuto»

(Jules Renard, Diario)

le leggi dell’attrazione

settembre 17, 2018

adorno

Le persone fini sono attratte da quelle grossolane, la cui rozzezza promette loro illusoriamente ciò di cui le priva la loro cultura. Essi non sanno che il grossolano, che sembra loro anarchica natura, non è se non il riflesso della costrizione alla quale sono riluttanti.”

(Theodor Adorno, nel 1946)

lo spietato torrente delle cose

settembre 16, 2018

fioraiaparigina

Il “Mi manca chiunque”, quella sensazione che provo spesso di fronte all’inarrestabile emorragia della vita, anche per le cose più stupide o dolorose, quelle per cui ti dicono “passerà”, come a tranquillizzarti, e invece è proprio quello il mostruoso della vita, che tutto passa, che tutto ha una scadenza, che tutto corre a perdifiato verso la sua fine, come la fiorista Susanna, così in carne e piena di vita e che però non c’è più, lo aveva già descritto lui quasi un secolo fa, e non a proposito di un morto, ma di un amico perso di vista, le persone uscite dal nostro radar ed entrate in una dimensione parallela a noi estranea, come i paesaggi che fuggono indietro fuori dal finestrino del treno.

«Forse non l’avrei rivisto mai più… se n’era andato tutt’intero… era entrato anima e corpo nelle storie che si raccontano… Ah, terribile però… hai voglia d’esser giovane …quando t’accorgi per la prima volta… come la gente la si perda per via… compagni che non rivedremo più… mai più… che sono scomparsi come tanti sogni… che tutto è finito… svanito… che anche noi ci perderemo così… un giorno ancor molto lontano… ma ineluttabilmente… nello spietato torrente delle cose, delle persone… dei giorni… delle forme che passano… che non si fermano mai… Tutti i fregni, i poveracci, tutti i curiosi, tutta la lustra che va su e giù sotto i portici, con gli occhiali sul naso, gli ombrelloni e i cagnozzi a guinzaglio… Tutto questo non lo rivedremo più… Eccoli lì che già passano… Vivono come in un sogno insieme con gli altri… son tutti in comunella… s’avviano verso la fine… E’ proprio triste… E’ infame!… gl’innocenti che sfilano lungo le vetrine… Mi veniva una voglia selvaggia… un panico da farmi tremare… di saltargli finalmente addosso… di mettermi davanti a loro… perché si fermassero di botto… d’agguantarli per il lembo della giacca… perché se ne stessero lì… non si muovessero più! Mettessero lì le radici!… una buona volta per tutte!… E non li vedessimo più andarsene via così.»”.

(Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito, pag.367)

catastrofi illuminanti

settembre 15, 2018

L'homme qui lit au bord de la Seine

“È pericolosa: ma non ci rinuncerei. È nobilissima. È una delle chiavi della nostra vita. È una condizione al tempo stesso catastrofica e illuminante. Da un secolo a questa parte, non avremmo letteratura, senza depressione.”

(Giorgio Manganelli, La penombra mentale)

Essere stanchi di se stessi

settembre 14, 2018

scia

C’è un’espressione in spagnolo che suppongo voi conosciate. Mi chiedo se si usi ancora. Invece di dire svegliarsi si dice recordarse, cioè “ricordare se stessi”. Mia madre andando a dormire era solita dire alla badante: “Que me recuerde a las ocho“, cioè voglio essere ricordata a me stessa alle otto. Quando penso alla morte lo faccio con fiducia, con un senso di attesa. Yo estoy un poco harto de mi mismo. In un certo senso direi che desidero la morte, che voglio smettere di svegliarmi ogni mattina per dirmi: “Bene, eccomi qua, devo ricominciare a essere Borges”.

(tratto da qui)

Settembre, il più milanese dei mesi

settembre 13, 2018

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Relief

settembre 12, 2018

spoerri

Le tavole di Daniel Spoerri mi son sempre piaciute. Avessi avuto la bacchetta magica gliene avrei commissionata una per l’ultima cena con Borges e mio padre. Che bell’idea ebbe, così semplice, prendere una cosa orizzontale e disporla in modo verticale, giusto fissando i singoli oggetti perché non cadano. Come immortalare un momento sociale e allo stesso tempo suggerire un altrove, invitare a interrogarsi su come si era svolta quella riunione dal solo esame dei resti sul tavolo, le tracce di rossetto sui mozziconi di sigaretta nel posacenere, la disposizione delle posate e dei piatti, chi mangiava cosa ecc. E poi il nome, relief, che in francese sta sia per “resti” che per “rilievi”, come un bassorilievo. Sculture insomma, che immortalano i nostri “avanzi”, cosa resta di noi dopo che ce ne siamo andati, dopo aver pagato il conto delle nostre scelte.

Presentazione

settembre 11, 2018

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Falling man

settembre 10, 2018

FB_IMG_1536443070466Cadde tanto in basso

nella mia considerazione

che lo udii battere in terra

e andare a pezzi sulle pietre

in fondo alla mia mente.