Oh my gad

marzo 26, 2017

lag

Tempo fa uscì un pezzo di D’Orrico che recensiva un romanzo di Michela Murgia, forse Chirù, e a proposito della sua scrittura parlava di “Ufficio Complicazione Affari Semplici“. Non ho letto quel libro per cui taccio, però la battuta di D’Orrico mi ha ricordato un aneddoto riguardante il filosofo Gadamer. Pare infatti che i suoi allievi dell’Università di Marburgo, stanchi di dover studiare su dei testi scritti in modo gratuitamente contorto, avessero battezzato “Gad” l’unità di misura della complicazione inutile. Forse bisognerebbe apporre in copertina dei bollini con la scritta “Gad” per segnalare all’incauto lettore la presenza di brani siffatti, come quello in foto tratto da La ferocia di Nicola Lagioia (da Benché a stessa)

ecco

marzo 26, 2017

tempesta east coast

Una delle mie fisse lessicali è “ecco”. Mi capita spesso di inserirlo verso la fine di un ragionamento, quando trovo la sintesi, come un eureka timido che non ha il coraggio di affacciarsi da solo e si fa accompagnare da un forse.

zelig

marzo 25, 2017

vi

Osservavo questo cartellone oggi, pensando che forse domani ci faccio un salto, ma anche che di questo autoritratto famosissimo, quasi un’icona dell’artista misconosciuto, mi incuriosisce soprattutto il dettaglio dell’uomo di colore che sta attraversando dietro di lei, vestito con una specie di tuta, guardando dall’altro lato della strada. Con le foto di Vivian Maier mi capita spesso di essere attratto da queste figure anonime e marginali che abitano lo sfondo, che occupano per un momento e del tutto inconsapevolmente uno spazio di notorietà postumo diventando puri pretesti per riflessioni estemporanee. La grazia ruvida delle sue immagini mi risveglia la mia natura camaleontica che sogna ad occhi aperti di incarnare altre vite e possibilità, come potrebbe essere mettermi nei panni di un estraneo, assumere il suo nome, cambiare città, aspetto, modo di parlare, diventare in tutto e per tutto un altro. Non tanto chiedersi chi è e cosa stava facendo in quel momento quell’uomo, ma essere lui, vivere al suo posto, fare il suo lavoro, amare sua moglie, tutto il pacchetto insomma, magari solo per un giorno, per vedere l’effetto che fa, come diceva la canzone. Che poi non doveva essere facile, intendo essere un uomo di colore negli Stati Uniti degli anni 50, dato che quella foto di Vivian Maier è di quel periodo lì.

Qualcosa di simile mi succede quando viaggio all’estero. Il primo giorno in cui arrivo vedo solo gli aspetti positivi, quanto è meglio di dove sto, poi il secondo giorno incomincio a sentirmi uno del posto, provo a mimetizzarmi, cerco di parlare come loro, quasi vergognandomi della mia origine. Al terzo giorno mi convinco di esserci già stato in una vita precedente, come fosse destino, e di solito dal quinto in poi faccio progetti per trasferirmici, mi informo sui prezzi delle case, penso a quale tipo di lavoro potrei fare. Quando andai per la prima volta negli USA da ragazzo, inseguendo le mie chimere, mi spostavo da una città all’altra con gli autobus Greyhound per risparmiare e mi vedevo già lì, davanti a una villetta col prato all’inglese, a lavare la macchina o fare il barbecue con gli amici la domenica. Non sognavo di entrare nella vita di un altro, ma di cambiare radicalmente la mia vita. In ogni caso viaggiare, con la fantasia o in aereo, mi fa capire che più che abitare il mondo ognuno di noi abita la propria visione del mondo.

gli occhi muti

marzo 25, 2017

modi

Hanno appena inaugurato una grande mostra su Modigliani a Genova, e ci voglio andare assolutamente. Io sono un suo grande fan, soprattutto dei suoi ritratti, con quegli occhi cavi e la loro calma impenetrabilità destinata a frustrare il desiderio di poterli facilmente decifrare, di capire che si cela sotto. In genere questo silenzio del senso è una cosa che apprezzo anche nei film, penso ai finali reticenti con le inquadrature mute, come quelli de Le invasioni barbariche Lost in translation, che terminano entrambi con un bacio e una separazione dolorosa, il primo preceduto dalle copertine dei libri cari del defunto, fra cui il Cioran di Storia e utopia, e il secondo addirittura con delle parole sussurrate all’orecchio di lei che a noi sono vietate.

perché il Macbeth

marzo 24, 2017

frye

Non vi date alla lettura del Macbeth per conoscere la storia della Scozia, ma per sapere cosa prova un uomo dopo aver conquistato un regno e aver perduto la propria anima“.

(Northrop Frye)

confessioni di un lessicomane

marzo 24, 2017

porosità-di-quartiere

L’altro giorno un amico e collega mi parlava delle tentazioni femminili cui va incontro chi fa il nostro mestiere, riferendosi alle groupie che a volte s’incontrano ai festival e nelle scuole di scrittura creativa, e, per dire che pur essendo accoppiato lui non era insensibile a quelle lusinghe, si è definito “poroso“.

il mio lato Barnum

marzo 23, 2017

glass

Tenere un blog è una scelta aventiniana, e da questa posizione defilata si comprende più facilmente la smania di pubblicare di molti sans papier, gli aspiranti scrittori. Non è tanto questione di mirare a uno spazio di notorietà, di prendere la tessera del club esclusivo, quanto piuttosto di voler entrare in un discorso culturale, di essere riconosciuto come un interlocutore. Lo so, bisognerebbe fregarsene, rinunciare a tutto, comprese le proprie idee, la voglia di confrontarsi, il nome, darsi all’anonimato con passione fino alla soglia dell’invisibilità, vagheggiare la condizione infima di un bottone come Robert Walser, ma quello che mi frega, o forse mi salva, è il mio lato Barnum.

cosa vuol dire essere uno scrittore

marzo 23, 2017

ren

Se mi annunciassero la morte della mia figlia adorata con una parola inconsueta, io la noterei” (Jules Renard)

canne divine

marzo 22, 2017

cortona

Questa l’ho scattata al Museo Diocesano di Cortona un paio di settimane fa. E’ un dettaglio de La comunione degli apostoli di Luca Signorelli, del 1512. Non sembra che Gesù stia passando uno spino a un suo discepolo? Se sapessi ritoccare la foto aggiungerei un balloon, la nuvoletta da fumetto, in cui Cristo dice: “oh, falla girare ma guarda che si chiama Pietro!

plagio

marzo 22, 2017

plagio